Mentre il Senato avvia i lavori per l’introduzione della nuova rottamazione delle cartelle esattoriali, la cosiddetta quinquies, fortemente voluta dalla Lega di Matteo Salvini, si riaprono anche le porte della definizione agevolata quater, attivata nel 2023. Come le edizioni precedenti, questa misura ha avuto risultati tutt’altro che entusiasmanti. Nonostante gli sforzi, l’iniziativa non ha raggiunto gli obiettivi sperati, con l’incasso ben al di sotto delle aspettative. Ma cosa prevede la nuova opportunità e quali sono le sue criticità?
Il recente decreto Milleproroghe, appena pubblicato in Gazzetta Ufficiale, ha introdotto una novità significativa per i contribuenti che avevano aderito alla rottamazione “quater” ma che, a causa di difficoltà economiche, sono decaduti dal piano di pagamento. Circa 500 mila contribuenti, sui 3,8 milioni che a giugno 2023 avevano aderito alla quarta edizione della rottamazione, non sono riusciti a pagare tutte le rate previste. In particolare, le due rate scadute a settembre e ottobre 2023, pari ciascuna al 10% del debito, hanno rappresentato una barriera difficile da superare. Nonostante l’impegno iniziale, molti hanno saltato queste scadenze, rischiando di perdere il beneficio della definizione agevolata.
Tuttavia, il decreto ha previsto una seconda opportunità per questi contribuenti, consentendo loro di rientrare nel piano agevolato senza perdere i benefici già acquisiti. La possibilità di essere riammessi alla rottamazione “quater” rappresenta un paracadute per coloro che, pur avendo aderito in buona fede, hanno trovato difficoltà nell’onorare gli impegni.
In sostanza, i contribuenti che hanno saltato anche una sola rata potranno ora rientrare nel regime agevolato, ma a determinate condizioni. La domanda dovrà essere presentata telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro il 30 aprile prossimo, e sarà necessario pagare una penale pari al 2% annuo sugli importi dovuti, a partire da novembre 2023.
Una volta presentata la domanda, il contribuente dovrà indicare l’importo dei debiti residui per i quali intende usufruire della definizione agevolata e come intende regolarizzare gli arretrati. Ci sono due modalità per il pagamento: una soluzione unica da effettuarsi entro il 31 luglio 2025, oppure la possibilità di dilazionare l’importo in un massimo di 10 rate, con le prime due scadenze previste per luglio e novembre di quest’anno.
Entro il 30 giugno 2025, l’Agenzia delle Entrate invierà ai contribuenti una comunicazione formale con l’importo complessivo e quello delle singole rate. Una volta riammessi, i contribuenti dovranno rispettare l’originario piano di rateazione. L’obiettivo è quello di dare una seconda chance a chi, per motivi legati alla crisi economica, non è riuscito a saldare quanto dovuto, mantenendo comunque il beneficio della cancellazione di interessi, sanzioni e aggio di riscossione.
Per chi è in regola con i pagamenti, l’appuntamento più imminente è la scadenza della settima rata, fissata per il 28 febbraio 2025. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che il pagamento sarà considerato regolare anche se avverrà entro il 5 marzo 2025.
Il presidente della Commissione Finanze, Massimo Garavaglia, ha dichiarato che il nuovo piano di rottamazione sarà più favorevole rispetto a quelli precedenti, che richiedevano un acconto consistente che molti contribuenti non sono stati in grado di versare. “Questa volta, la rottamazione sarà completamente diversa” ha spiegato Alberto Gusmeroli, presidente della Commissione Attività produttive. Le nuove condizioni dovrebbero favorire chi si trova in difficoltà finanziarie, ma è impossibilitato a pagare gli importi richiesti in una sola soluzione.
Nonostante gli sforzi, le edizioni passate delle rottamazioni delle cartelle esattoriali non sono state un successo. La prima rottamazione, quella del 2016, riguardava la definizione di un debito complessivo di 34,5 miliardi di euro, ma alla fine sono stati incassati solo 9 miliardi. La rottamazione “bis”, quella successiva, riguardava 15,5 miliardi di debito, con un incasso effettivo di soli 3 miliardi. Anche la “ter”, che si riferiva a 49,6 miliardi di debiti, ha avuto un risultato deludente, con 8,8 miliardi incassati su 29,3 miliardi previsti.
A livello complessivo, le rottamazioni hanno visto l’adesione di milioni di contribuenti, ma alla fine, meno della metà di loro ha effettivamente pagato tutte le rate. L’incasso totale previsto per tutte le rottamazioni a partire dal 2016 fino al 2023 era di circa 70 miliardi di euro, ma alla fine solo 27,8 miliardi sono finiti nelle casse dello Stato. Molti contribuenti hanno aderito con l’intenzione di pagare, ma poi hanno smesso dopo aver ottenuto la sospensione delle procedure esecutive della riscossione coatta.
La storia delle rottamazioni sembra ripetersi ciclicamente. Ogni volta che si annuncia una nuova rottamazione, un gran numero di contribuenti aderisce, ma poi molti smettono di pagare, aspettando una nuova occasione. Il sistema di rottamazione, purtroppo, non sembra risolvere il problema alla radice, e la mancanza di un’efficace strategia di recupero dei crediti sta mettendo a dura prova le finanze pubbliche.
La speranza è che la rottamazione “quinquies”, con le sue condizioni più favorevoli, possa rappresentare una reale opportunità di recupero per coloro che si trovano in difficoltà economica. Tuttavia, resta da vedere se questa nuova edizione riuscirà finalmente a raggiungere gli obiettivi di incasso sperati o se, come le precedenti, finirà per essere un altro fallimento parziale.
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