Burocrazia “padrona” in Italia. Secondo la Cgia di Mestre, in Italia ci sono all’incirca 160 mila norme, di cui poco più di 71 mila approvate a livello nazionale e 89 mila dalle Regioni e dagli Enti locali. Le norme italiane sono 10 volte in più del numero complessivo di leggi presenti in Francia, in Germania e nel Regno Unito. L’Ufficio studi dell’associazione calcola che le procedure amministrative complessive costino alle imprese italiane 103 miliardi l’anno.
Il cattivo funzionamento della macchina pubblica provoca degli oneri molto pesanti per le imprese. Le cause di questo guazzabuglio di burocrazia si possono ricondurre a due diversi fattori. Il primo è che le leggi concorrenti non vengono eliminate una volta che una nuova norma viene approvata in via definitiva. Inoltre c’è il ricorso ai decreti legge che, per la loro natura, richiedono l’approvazione di ulteriori provvedimenti, cioè i decreti attuativi.
Oltre ad essere tante e in molti casi in contraddizione tra loro, le leggi sono scritte male e incomprensibili e per cui applicarle è molto difficile. La situazione di incertezza e di confusione interpretativa ha rallentato l’operatività degli uffici pubblici. In questa condizione i dirigenti pubblici acquisiscono sempre più potere quando stabiliscono scientemente di rinviare o bloccare una decisione. Con tante regole, la discrezionalità dei funzionari aumenta e anche le posizioni di rendita di questi ultimi, salgono al crescere del valore economico del provvedimento da deliberare. Un corto circuito che in molti casi innesca comportamenti corruttivi o concussivi, largamente diffusi in tutta Italia.
L’Ufficio studi della CGIA, indica tra le possibili soluzioni, quella di diminuire le norme presenti nel nostro ordinamento e richiama alla necessità “che queste leggi siano scritte meglio, cancellando le sovrapposizioni esistenti tra i vari livelli di governo, bandendo il burocratese e imponendo, in particolar modo, un monitoraggio periodico sugli effetti che queste producono, soprattutto in campo economico”. Necessario anche “semplificare le procedure e introdurre controlli successivi rigidissimi, incentivando il meccanismo del silenzio-assenso, e digitalizzare, quanto più possibile, i processi produttivi di tutti i soggetti pubblici”. Inoltre, sottolinea la Cgia di Mestre, “come ha proposto il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, bisogna abolire l’abuso d’ufficio. Nonostante l’intervento legislativo introdotto dal governo Conte 2, non sta venendo meno il ricorso alla ‘burocrazia difensiva’ da parte di molti funzionari pubblici, perché la misura legislativa non incide sulle denunce, che una volta presentate, impongono di condurre le indagini”.
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