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La Commissione Europea apre le porte ad Ucraina e Moldavia

Ci sono Paesi il cui processo di adesione è fermo da anni e altri che seguono una corsia preferenziale, nonostante (nel caso dell’Ucraina) siano nel bel mezzo di un conflitto e lontani anni luce dagli standar comunitari. Eppure la Commissione Europea ha raccomandato al Consiglio Ue di lanciare negoziati di adesione per Ucraina e Moldavia il prossimo dicembre, quando i 27 leader si riuniranno per l’ultimo vertice dell’anno. Ad annunciarlo è stata la presidente Ursula von der Leyen. “L’allargamento è vitale per l’Ue, sia dal punto di vista geopolitico che economico. La Storia chiama ed è venuto il momento di scegliere da che parte stare, con le democrazie o con le autocrazie” ha dichiarato il massimo leader europeo.

L’esecutivo europeo ha presentato un dossier che assegna le pagelle a ogni Paese aspirante: Turchia, Georgia, Montenegro, Serbia, Kosovo, Albania, Nord Macedonia e Bosnia-Herzegovina (oltre a Ucraina e Moldavia).

La Commissione prevede una seconda verifica a marzo 2024 per assicurarsi che siano state completate le ultime riforme prioritarie e solo allora il Consiglio potrà dare il via al quadro di negoziazione vero e proprio. “Se il Consiglio voterà a favore il 15 dicembre il team per l’allargamento partirà alla volta di Kiev e inizieremo subito il lavoro tecnico – ha fatto sapere un funzionario Ue -: siamo fiduciosi che entro marzo l’Ucraina completerà il lavoro sulle riforme, che sono impegnative”. Delle sette priorità indicate, restano da affrontare delle correzioni sul poderoso pacchetto anti-corruzione, sulle norme anti oligarchi (regolare le lobby) e sul quadro di protezione delle minoranze attuando le indicazioni di ottobre della Commissione di Venezia. Lo stesso funzionario ha però assicurato che non ci si “fisserà sull’uso della lingua russa”. Per l’ok servirà l’unanimità dei leader.

L’esecutivo Ue raccomanda l’apertura dei negoziati pure con la Bosnia-Herzegovina e il riconoscimento dello status di candidato alla Georgia. In questo caso però con delle riserve, per entrambe. Perché Sarajevo e Tbilisi non mostrano una tendenza positivo nel loro percorso verso l’Ue e dunque il verdetto odierno vale più come un incoraggiamento che un giudizio positivo. Chi invece si allontana è la Turchia.

Redazione

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