Toscana

Maltempo, Ingegneri fiorentini: investire in opere di difesa del suolo e fare manutenzione tutto l’anno

“Occorre investire tutto l’anno nella realizzazione e nella manutenzione delle opere di difesa del suolo e aggiornare l’analisi idrogeologica e idraulica degli eventi intensi considerandone la diversa distribuzione ed intensità rispetto al passato”.

Così Vieri Gonnelli, consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze ed esperto per il settore idrogeologico in relazione agli eventi meteorologici estremi di questi giorni e alle esondazioni che si sono verificate la notte del 2 novembre in Toscana.

“Il territorio toscano è fragile, è attraversato da numerosi corsi d’acqua di medie e piccole dimensioni, che sono quelli che danno più problemi in caso di precipitazioni intense e concentrate in poche ore come quelle di giovedì notte: non dobbiamo farci trovare impreparati ma avere una cura costante del suolo, investendo in prevenzione e manutenzione. Anche i riferimenti pluviometrici che vengono utilizzati per realizzare progetti e opere devono essere aggiornati, perché i fenomeni meteorologici intensi ora sono molto più frequenti che in passato”.

Per gli ingegneri l’attenzione all’aspetto idrogeologico deve far parte di una visione sull’ambiente e il territorio che abbia come obiettivi “limitare il consumo di suolo, ridurre l’erosione, creare aree verdi, puntare sulla rigenerazione urbana favorendo il ripristino della permeabilità e il naturale accumulo delle acque, fare manutenzione del patrimonio edilizio esistente” aggiunge Stefano Corsi, coordinatore della Commissione Ambiente ed energia dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze.

“Anche al di fuori dell’urbanizzato, sono necessari interventi di rispristino della naturalità degli ecosistemi che, se correttamente progettati anche dal punto di vista ingegneristico, possono essere usati per ridurre gli effetti delle piene dei corsi d’acqua, ridurre l’erosione, ma anche ridurre gli effetti del vento, al netto degli evidenti benefici paesaggistici e naturalistici – spiega Corsi -. Questo approccio dovrebbe essere applicato alle grandi opere di contenimento delle piene, le casse di espansione, ma anche in modo più diffuso alle golene e ai sistemi naturali e artificiali di drenaggio delle acque fino al reticolo di scolo dei campi”.

Redazione

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