Calabria

Il progetto di fusione tra Cosenza, Rende e Castrolibero: pro e contro

FCCN,  Fusione tra Comuni Coordinamento Nazionale è,  sin dal 2016,  l’ unico  soggetto non pubblico che promuove le fusioni in tutto il Paese. Tiene insieme oltre 30 specifici comitati locali e  più di 100 associazioni. È al fianco delle amministrazioni nate da fusione,  ha rapporti costanti con quasi tutte le giunte regionali e ha interlocuzioni con i governi e con il Parlamento. Ha ottenuto, grazie a un partecipato convegno tenutosi al Senato della Repubblica a febbraio, due significativi risultati: sui contributi statali incentivanti,  passati da 10 a 15 anni,  e il superamento del tetto dei contributi per le grandi fusioni, passato da 2 a 10 milioni di euro.

“Abbiamo le carte in regola per poter esprimere la nostra opinione sul progetto calabrese. Lo abbiamo già fatto e lo ribadiamo in questa sede. Le fusioni funzionano e migliorano la vita dei cittadini” si legge in una nota stampa Antonello Barbieri , Presidente FCCN (Fusioni tra Comuni, Coordinamento Nazionale). Il responsabile tecnico di FCCN, professor Luigino Sergio, si è chiaramente espresso in tal senso, con  argomentazioni proprie  al  suo  ruolo, che sono  appunto, “tecniche”.

“Questo approccio ci porta a definire il progetto portato avanti con inusuale determinazione dal presidente Occhiuto, semplicemente sbagliato. Perché Cosenza è in dissesto economico. Perché Rende è commissariata per infiltrazioni mafiose. Perché Occhiuto ha modificato la norma sul referendum consultivo rendendo privo di significato  un istituto che, essendo consultivo, lasciava comunque le mani libere alla Regione. Perché Cosenza è una città di dimensioni tali da, se affidata dai suoi cittadini a una classe politica all’altezza,  eccellere in qualità della vita e in crescita economica. Perché,  infine, una fusione così forzata, senza un adeguato coinvolgimento dei cittadini e degli amministratori, priva di quei presupposti  di razionalità che avrebbero dovuto indirizzare il decisionismo occhiutano verso aree  della sua Regione  – ben più bisognose di modifiche del governo di quei territori – rischia di diventare un vero e proprio boomerang per i percorsi di fusione in Italia,  vanificando il lavoro di illuminati legislatori, di lungimiranti sindaci e anche della nostra associazione”.

Redazione

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