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L’eredità storica, spirituale e culturale di San Basilio Magno e del monachesimo bizantino in Calabria

Domani venerdì 9, a Cessaniti (comune in provincia di Vibo Valentia) alle 20.30, ci sarà un convegno che metterà a fuoco la figura di San Basilio Magno e la presenza dei monaci basiliani sul territorio della Calabria. All’evento parteciperà anche papàs Gianpiero Vaccaro (parroco di San Costantino Albanese)

La figura di San Basilio Magno (329 – 379, Cesarea di Cappadocia) e l’eredità religiosa, spirituale e culturale che hanno trasmesso i suoi seguaci, i monaci basiliani, sul territorio del Vibonese e in Calabria, saranno al centro di un convegno. Si svolgerà venerdì 9 giugno, alle ore 20.30 (nella piazza di fronte alla chiesa) a Cessaniti. L’evento è stato voluto dalla comunità parrocchiale e dal parroco don Francesco Pontoriero. L’iniziativa rientra nell’ambito dei festeggiamenti in onore di San Basilio Magno iniziati domenica scorsa e si concluderanno il 14 giugno. Prenderanno parte oltre al parroco don Francesco Pontoriero, don Sergio Meligrana (cancelliere vescovile), mons. Filippo Ramondino (Direttore archivio storico diocesano), papàs Gianpiero Vaccaro (parroco di San Costantino Albanese), e Domenico Sorace (docente e scrittore).  L’iniziativa culturale sarà contrassegnata da intermezzi musicali a cura di Franco Arena (musicista e docente) e di Rita Valenti (soprano).

Il culto di San Basilio, tra i tanti santi che uniscono chiesa ortodossa e latina, e quindi l’oriente all’occidente, risale alla presenza dei monaci basiliani, dopo l’editto iconoclasta da parte di Leone III l’Isaurico (730) che ha costretto molti religiosi ad abbandonare i luoghi di origine ed emigrare. E’ stato un processo di carattere religioso e culturale importante, soprattutto nei territori di Puglia, Calabria, Sicilia e Basilicata, creando quell’importante movimento di spiritualità e di vita che ha nei basiliani i principali protagonisti, lasciando dei segni profondi della civiltà bizantina in tutta la Calabria. Una tradizione e un patrimonio di grande valore che è necessario riscoprire, come testimonia la figura di San Nilo di Rossano, soprattutto alla luce dei modelli imperanti legati al consumismo e materialismo sfrenato, che stanno portando alla distruzione del patrimonio di valori che hanno messo in primo piano i sentimenti spirituali, la sacralità della vita, la contemplazione della bellezza della natura, la meditazione, la solidarietà e il rispetto dell’essere umano.

Sono ancora tante le testimonianze storiche che ci raccontano il legame che hanno i territori del Vibonese e della Calabria con la spiritualità e la cultura greco-ortodossa. Cessaniti ne è un esempio con la chiesa bizantina dedicata a San Basilio Magno che risale al 1450 circa.

I Basiliani furono così definiti, a partire dall’XI sec, alcuni ordini monastici di rito bizantino nati in vari paesi del Mediterraneo. In Calabria i monaci italo-greci apparvero fin dal VI-VII sec, in seguito all’invasione araba della Siria e della Palestina; poi nell’VIII sec. dall’oriente e da Costantinopoli, a causa dell’iconoclastia, hanno trovato accoglienza nelle regioni del Sud. L’ultima immigrazione in Calabria si ebbe dalla Sicilia nel IX-X sec. in seguito all’occupazione araba dell’isola, che determinò una concentrazione di monaci nella stessa Calabria, in Puglia e nella Basilicata, e i quali sotto le direttive di San Nilo raggiunsero una perfetta organizzazione in comunità. La loro esperienza religiosa ha avuto fondamentalmente tre caratteri: come “eremiti”, come “cenobiti” e infine “nella laura”, cioè come gruppi di eremiti che periodicamente si riuniscono assieme e aventi lo stesso superiore in comune.

Mai un movimento religioso ha lasciato in Calabria, dove trovarono condizioni spirituali e culturali ideali, un solco così profondo e duraturo. Soprattutto è dovuto ai Basiliani il culto della Madonna: la Madonna Achiropita di Rossano, la Madonna di Capo Colonna, la Madonna greca d’Isola Capo Rizzuto, quella di Romania a Tropea e molte altre ancora; e sempre ai Basiliani si deve la conservazione di codici, immagini sacre, opere d’arte e della cultura greco-latina.

 

Nicola Rombolà

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