“Il rider” del regista e scrittore Aldo Lado è un romanzo giallo di stampo classico che ha però un occhio puntato su temi sociali e d’attualità: lo sfruttamento degli immigrati che vengono impiegati in lavori privi di tutela e sottopagati, come ad esempio il mestiere del rider, il razzismo e in generale i pregiudizi e le discriminazioni verso diverse categorie, non solo quella degli extracomunitari ma anche quella delle persone con disabilità.
L’autore ci fa subito provare empatia per il suo protagonista, André, un ragazzo di vent’anni arrivato in Italia come clandestino dalla Repubblica Centrafricana; volenteroso e onesto fino al midollo, amante dell’arte e della letteratura, egli riesce ancora a vedere la bellezza del mondo nonostante abbia conosciuto nella sua esistenza soprattutto la brutalità e la disperazione. Dopo aver vissuto un inferno – è stato costretto ad arruolarsi da bambino nelle violente milizie rivoluzionarie Séléka, ha perso la sua famiglia a causa dei soldati governativi e ha trascorso un anno di dura prigionia in Libia – è approdato in Italia senza permesso di soggiorno ed è riuscito a sopravvivere trovando un impiego in nero, quello del rider, perché un italiano assunto regolarmente ha pensato bene di sfruttare un povero ragazzo bisognoso affidandogli il suo lavoro, e trattenendosi la metà della già misera paga senza muovere un dito.
Aldo Lado ci conduce nelle giornate di André, scandite dal suo lavoro frenetico; ci mostra tutti i dettagli di ciò che osserva per le strade – e si nota dalla sua scrittura visiva ed evocativa che l’autore sia anche un regista – e ci fa entrare nei pensieri del protagonista facendoci assaporare il grande amore per la vita che il giovane manifesta, nonostante le sfortune e i dolori che ha patito. È un esempio per tutti noi e soprattutto per chi pensa che gli immigrati arrivino in Italia volontariamente per delinquere o per “rubarci il lavoro”: André è invece stato costretto a lasciare la sua patria, e lotta tutti i giorni per vivere nell’onestà e per realizzare il suo sogno di diventare medico. In questo avvincente giallo non si presenta solo un personaggio straordinario a cui ci si affeziona dopo poche pagine, ma si racconta anche di folli ed efferati omicidi avvenuti nel mondo dell’arte, e delle indagini di due investigatori improvvisati per trovare il colpevole – a cui l’autore dedica pagine inquietanti – e allo stesso tempo per scagionare André da pesanti accuse, che potrebbero compromettere per sempre il suo futuro.
Aldo Lado (Fiume, 1934) è un regista, sceneggiatore e scrittore. Veneziano di adozione, ha vissuto a lungo tra Roma e Parigi. Con una ventina di film scritti e diretti per il grande schermo e quasi settanta telefilm realizzati per la Rai, da alcuni anni si dedica unicamente alla professione di scrittore. Ha pubblicato negli ultimi anni: “I film che non vedrete mai” (2016), “Un pollo da spennare” (2018), “L’hotel delle cose” (2019), “Il rider” (2020) e con lo pseudonimo di George B. Lewis il thriller “Il Mastino” (2018) – Premio della critica al Festival Internazionale di Letteratura di Cattolica 2019. Alcuni suoi racconti sono presenti nelle antologie “Delitti di Lago” pubblicate da Morellini Editore e in “Otto racconti per Piero Chiara” proposti da Macchione Editore. Grazie ai suoi film di culto, tra i quali gli horror/thriller “La corta notte delle bambole di vetro” (1971), “Chi l’ha vista morire?” (1972), “L’ultimo treno della notte” (1975) e il fantascientifico “L’umanoide” (1979), tutti musicati da Ennio Morricone, viene invitato a festival e retrospettive in Italia e all’estero, dove presenta anche i suoi libri. L’editore Bietti ha editato nel 2019 “Aldo Lado” nei quaderni di cinema Inland. L’autore ha inoltre fondato il marchio Edizioni AngeraFilm.
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