La fuga

Di Vincenzo Calafiore

3 Febbraio 2021 Udine

A guardare da molto lontano o da un remoto passato le parole stese su un rigo, sembrano una sottile linea d’orizzonte, sono parole che restano, lì sul rigo come pietre di una strada antica che portano alla naturale spiritualità che non si esauriscono nel linguaggio in sé, ma si affinano per rimanere ricordo.

Ma c’è di più in un rigo: le suggestioni, le visioni, il sentire, il volere o il desiderare, ma anche l’invisibile di cui non si leggono gli aspetti ma vi sono.

Chissà di chi sono quelle mani dietro le nuvole di quell’infinito …. e chissà se torneranno quelle mani a infilar parole come perle a quel filo d’orizzonte ….

E’ così difficile la vita e lo è ancor di più senza un sogno e quel foglio di carta oltre un sogno è un luogo spirituale, d’amore, in cui si compiono le magiche visioni e le traiettorie delle parole che a te sempre conducono, tuttavia sommessi, un’ode all’esistenza, la tua esistenza nella vita mia.

L’attesa di te ha l’aria strana delle frontiere, quelle che ogni notte supero, o che a volte mi respingono, è il legame forte, l’amore …. il filo conduttore delle nostre esistenze.

E’ simile al gioco della luce con l’ombra …. L’avanzare della prima sposta la seconda, ma l’ombra è ineliminabile, come il tempo e l’amore, passa il tempo e l’amore rimane perché ineliminabile!

La riduzione dell’ombra è legata a passaggi di densità, variazioni…. È l’umore dell’amore

la penna stilografica scorre veloce, scrivono un “ mandala “ bianco, per te, è un divenire immenso, mai in funzione delle apparenze.

L’amore per te è un nembo luminoso, le radici dell’esistenza, che via via sempre più è interiorità aperta all’invisibile che solo tu potrai guardare e trasformare in parola: t’amo!

Che è inizio e non conclusione.

A sera quando tutto tace, si levano piano da quel rigo desideri e parole volano per raggiungerti ovunque tu sia; è una rapsodia liberata nello spazio, è come un canto d’amore a un cielo stellato quello che vedo nei tuoi occhi neri!

E’ una fuga da questo sconosciuto tempo: l’amarti.

Vincenzo Calafiore

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