Categories: Esteri

E’ ufficiale la nascita di Severna Makedonja

Ecco Severna Makedonja. E’ pace fatta tra Atene e Skopje che hanno firmato l’accordo sul cambio di nome del Paese ex jugoslavo in Repubblica di Macedonia del Nord. La cerimonia della firma si è tenuta sul versante greco del Lago di Prespa. A firmare il documento sono stati i due ministri degli Esteri, il macedone Nikola Dimitrov e il greco Nikos Kotzias. Presenti anche i premier Zoran Zaev e Alexis Tsipras e il mediatore Onu Matthew Nimetz, oltre all’Alto rappresentante Ue Federica Mogherini. L’intesa consente di sbloccare l’accesso dell’ex Fyrom a Ue e Nato. “Ho già raccomandato che i negoziati per l’adesione inizino presto – ha annunciato la Mogherini – Questo compromesso è un esempio per tutte le altre situazioni delicate dell’area”. Ma a sottolineare a tutti che la partita non è ancora chiusa sono state le campane di Psarades, il paese teatro della firma, che hanno suonato a lutto avvolte in una bandiera greca al termine della cerimonia. Il coraggio politico di Tsipras e Zaev non è bastato per ora a incrinare la resistenza dei nazionalismi in entrambi i paesi. Secondo un sondaggio di Proto Thema, il 70% dei greci è contrario all’accordo che consente a Skopje di usare – pur con una connotazione geografica – il nome di Macedonia. Patrimonio ellenico – sostengono – in nome dell’eredità di Alessandro Magno. Un paio di migliaia di manifestanti hanno circondato ieri il Parlamento durante le votazioni sulla mozione di sfiducia chiesta dalle opposizioni contro Alexis Tsipras gridando slogan patriottic, accusando Tsipras di essere un traditore e scontrandosi con la polizia. Molti meno comunque dei 100 mila che avevano invaso Syntagma un paio di mesi fa contestando i negoziati con Fyrom. Molti problemi li ha pure Zaev. Il premier della Repubblica del Nord Macedonia ha già avviato lo smantellamento dei monumenti nazionalisti eretti negli scorsi anni per provocare Atene e tentare di dare un’identità a una nazione nata nel 1992 dalla disgregazione della ex-Jugoslavia. Sono sparite le statue di Alessandro Magno, l’aeroporto della capitale e la principale autostrada del paese – chiamate fino a un mese fa con il nome del condottiero macedone – sono state ribattezzate. Le resistenze politiche però sono fortissime. Il presidente Gjorge Ivanov ha annunciato che non firmerà l’intesa. L’opposizione è sul piede di guerra e non sarà facile per Zaev ottenere l’ok nel referendum nazionale programmato a settembre per approvare l’accordo e poi il via libera in Parlamento ai cambi costituzionali previsti dall’intesa che richiedono una maggioranza dei due terzi dei deputati. Questo iter deve essere completato entro dicembre e a quel punto anche la Grecia dovrà approvare la pace con Skopje e togliere i veto al suo ingresso in Ue e Nato con un complesso voto in Parlamento.

Redazione

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