A Firenze ogni anno si svolge una delle più interessanti mostre dell’artigianato del nostro paese. Ormai questa importante manifestazione internazionale è giunta alla ottantaduesima edizione. Iniziata nel 1931 è un appuntamento dove potrete trovare esposti piccoli e grandi opere realizzate da maestri artigiani italiani e internazionali. La sede della mostra è alla Fortezza da Basso, uno spazio fieristico di 55.000 mq. La caratteristica principale è quella di poter ammirare le opere dei maestri artigiani, ma anche di poterle acquistare in quella che è una vera e propria mostra mercato.
Molto amato dai visitatori è lo spazio di enogastronomia al piano superiore del grande padiglione Spadolini. E’ possibile assaggiare prelibatezze provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo. Vini e formaggi dalla Francia, la mozzarella di bufala campana, i tipici piatti piccanti calabresi la ’nduja e la bomba, il ristorante tibetano, i dolci arabi e i cannoli siciliani. Quello che colpisce in particolare sono i profumi. Appena arrivati sarete investiti da molteplici odori. Favolosi da questo punto di vista sono gli stand delle spezie e dei tè che, oltre al profumo, si caratterizzano per i colori che riempiono gli occhi. La mostra offre anche un’area all’aperto dove è possibile vedere marmisti e scalpellini all’opera mentre realizzano i loro lavori. Nell’area all’aperto è possibile trovare anche diversi ristoranti dove mangiare tante prelibatezze, c’è il ristorante tirolese, quello spagnolo, l’osteria del Mugello e la centrale del latte con i suoi prodotti caseari. Se vi piace lo street food c’è anche un’area dedicata a questa tipica forma di cucina. Ovviamente anche qui quello che caratterizza la mostra è la varietà, si va dal lampredotto al ramen e i tipici piatti giapponesi, al gelato artigianale. Insomma, avrete l’imbarazzo della scelta.
La mostra dell’artigianato è da sempre una occasione importante dove piccoli artigiani di grande qualità hanno l’occasione di mostrare le loro opere. In particolare, quest’anno vi vorrei segnalare una giovane artista fiorentina che espone al padiglione dedicato al design e che mi ha colpito per l’originalità e qualità delle sue opere. Martina Nanni nata a Firenze nel 1991, si laurea in Decorazione presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Per Martina tutto ha avuto inizio al terzo anno di Accademia dovendo progettare delle opere con le quali doveva affrontare l’ultimo esame della disciplina di indirizzo e successivamente la tesi. Aveva due certezze, lavorare con forme naturali e posizionare i soggetti su più livelli creando giochi di ombre. Così sono nati tre dei suoi lavori presenti in Mostra: “Cellule vegetali”, “Dendrogramma” e “Bulbi”.
I soggetti di questi tre pannelli decorativi, sono una reinterpretazione di elementi presenti in natura, rispettivamente: una porzione di un ingrandimento di cellule vegetali di una foglia, l’apparato digerente di un invertebrato marino di nome Dendrogramma Enigmatica e infine la sezione longitudinale di bulbi di funghi. Soddisfatta del risultato e della resa ottica, sfogliando varie foto di piante, ha pensato di riprodurle utilizzando la medesima tecnica. Le piante si sviluppano in palchi, un palco sopra l’altro orientati diversamente, in modo tale da usufruire al massimo la luce solare, fondamentale per la crescita della pianta. Partendo da alcune foto ha disegnato al computer ogni sagoma che ha poi fatto tagliare al laser, ad ogni “palco fogliare” fa corrispondere una sagoma. Il risultato è una mediazione tra il reale sviluppo della pianta e l’inganno ottico che dà il senso di tridimensionalità lavorando con piani piatti.
Hanno avuto così origine altri tre lavori: “Cactus”, “Agave Regina Vittoria” e “Agave”. I lavori sono realizzati in legno; la struttura è realizzata dall’artista con compensato e listelli, i soggetti sono in compensato da 3mm tagliato a laser e dipinto con colori acrilici. Per la Mostra dell’Artigianato di Firenze ha realizzato ulteriori lavori, si tratta in gran parte di piante grasse, ma ci sono anche due lavori dove vi è un ritorno ad una ricerca di forme che ha caratterizzato i suoi lavori: “Radiolaria” protozoo marino e “Roccia Arenaria” dove la struttura rappresentata è ripresa dal “disegno” che l’acqua crea scavando la superficie della roccia arenaria.
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