È morto a 94 anni Beppe Di Porto, uno degli ultimi sopravvissuti ai campi di stermino nazisti. Ne da notizia il Rabbino capo Riccardo Di Segni e la presidente della Comunità ebraica di Roma, Ruth Dureghello.
Aveva iniziato giovanissimo a lavorare con i genitori, venditori ambulanti. La sua famiglia era riuscita a salvarsi dal rastrellamento del ghetto di Roma, il 16 ottobre del 1943, fuggendo da un cortile interno della casa. Il padre venne catturato e deportato. Di Porto si era allontanato prima del 16 ottobre e aveva proseguito con l’attività di ambulante a Genova, ospite di una famiglia di amici. Il 3 novembre non riuscì a sfuggire al rastrellamento del tempio, venne arrestato dai tedeschi e portato al carcere di Marassi dove rimase un mese. Da lì, venne trasferito a Milano, a San Vittore, da dove fu destinato al campo di Monowitz, in Polonia.
Insieme al cugino Amedeo visse la deportazione. Nel gennaio del 1945, durante l’avanzata delle truppe russe, i tedeschi comunicarono che si sarebbero dovuti trasferire tutti, a piedi, verso la Germania. Di Porto camminò per circa tre giorni nella neve, a tappe, sempre sotto la sorveglianza dei tedeschi, un cammino conosciuto come la “marcia della morte”. La fuga durante una notte, il rifugio tra i boschi, la cattura da parte di un gruppo di soldati dell’Armata Rossa, il lavoro coatto per i militari russi per 8 mesi. Poi il ritorno in Italia, all’inizio di ottobre del 1945. Nel 1949 le nozze con Marisa sopravvissuta ai cambi di sterminio. Si è spento a 94 anni.
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