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Deposito scorie nucleari in Basilicata: il “no” delle associazioni

La Basilicata è interessate al progetto di realizzare il deposito nazionale delle scorie nucleari. Un’opera che – scrive l’associazione “Scanziamo le Scorie” – se realizzata distruggerebbe la storia e l’economia del nostro territorio. Per questo è necessario che i lucani si oppongano, come nelle 15 giornate di Scanzano del 2003, per dire no al deposito di scorie in Basilicata.

“Tutti possono far sentire la propria voce partecipando con proprie osservazioni alla consultazione aperta fino al 13 settembre sulla valutazione del programma nazionale sulla gestione dei rifiuti radioattivi – dichiara il portavoce dell’associazione Pasquale Stigliani – in questi giorni caldi, abbiamo elaborato 10 osservazioni validate per gli aspetti tecnici dalla “Commissione Scientifica sul Decommissioning Nucleare” presieduta da Massimo Scalia e Giorgio Parisi che condivideremo con l’assessorato all’Ambiente della Regione Basilicata e le altre associazioni ambientaliste in un incontro che si terrà il primo settembre. Auspichiamo che il lavoro tenuto possa essere utilizzato integralmente. Le osservazioni tengono conto di diversi aspetti contenuti negli obiettivi del programma nazionale. Tra i quali non si comprende qual è la strategia che si vuole tenere per il deposito dei rifiuti ad alta attività nel quale si ripropone nuovamente la soluzione geologica, un’opera che nel 2003 voleva essere realizzata a Scanzano Jonico e che attualmente non ha trovato ancora in nessuna parte nel mondo una collocazione definitiva. E’ importante ricordare che quella scellerata idea venne respinta sia per motivi tecnici, tra i quali anche quelli illustrati nell’audizione parlamentare del nobel Professor Carlo Rubbia, ma sopratutto per la forte e pacifica protesta di 15 giorni che costrinse il Governo a cancellare dal decreto il nome di Scanzano Jonico. Altro aspetto importante riguarda la messa in sicurezza e la trasformazione a prato verde del centro Itrec presso Rotondella per i quali non sono tollerabili gli slittamenti dei crono-programmi per la conclusione dell’attività di smantellamento e decommissioning dal 2021 al 2026 con l’incremento dei pericoli per la salute e la sicurezza dei cittadini e anche dei costi. E’ necessario procedere al più presto per accelerare con i lavori di smantellamento e chiarire di chi è la proprietà giuridica del combustibile Elk-River. Nel programma nazionale deve essere indicato se si considera che la proprietà del combustibile sia degli Usa e con quali strumenti si intende arrivare alla restituzione (accordo intergovernativo o ricorso ad un arbitrato internazionale). Se diversamente – conclude Stigliani -consideriamo questo materiale italiano allora bisogna procedere con urgenza alla messa in sicurezza e al trasferimento in un adeguato deposito, tenendo aperta da parte del Governo un’azione per trovare degli interlocutori internazionali che potrebbero essere interessati ad acquisirlo ed impiegarlo nell’attività di ricerca”.

Redazione

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