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Quando Roma parlava francese, al Napoleonico

“Feste e monumenti della prima Repubblica Romana” è il sottotitolo della mostra che il Museo Napoleonico dedica ai 20 mesi della Repubblica Romana del 1798-99. Pur contrassegnato da molte contraddizioni, quel periodo rappresenta per la città un momento di netta cesura rispetto al passato, dando vita a strutture politiche e amministrative del tutto inedite nella capitale pontificia.

E così il governo repubblicano importa dalla Francia programmi e stili per le nuove cerimonie pubbliche: le feste rivoluzionarie si arricchiscono di simboli e richiami ai secoli repubblicani dell’antica Roma, impegnando architetti, pittori e scultori.

La memoria di questi avvenimenti è oggi affidata quasi esclusivamente alle testimonianze grafiche – disegni e stampe – che costituiscono un unicum nel panorama collezionistico pubblico o privato: la grande quantità di materiale preparatorio contenuto offre una sorta di visita virtuale nella bottega dell’incisore e segue il processo di realizzazione delle opere dal disegno preliminare alle successive prove d’autore fino alla stampa definitiva. La grande rarità di queste illustrazioni di forte connotazione politica è probabilmente conseguenza della loro distruzione nel corso della successiva Restaurazione.

Il fondo, sinora solo parzialmente edito, comprende opere di convinti giacobini come David-Pierre Humbert de Superville, Giuseppe Ceracchi, Sebastiano Ittar e Paolo Bargigli, costretti all’emigrazione dopo la fine della Repubblica, accanto a quelle di artisti che invece continuano a lavorare nella città del papa come l’architetto Giuseppe Camporese e l’incisore Tommaso Piroli.

Il percorso espositivo segue la cronologia della feste e si articola in due sezioni: una è dedicata ai progetti di monumenti (nessuno dei quali effettivamente realizzato); l’altra presenta le successive fasi di realizzazione delle illustrazioni a stampa. Accanto alle testimonianze grafiche è esposta una rarissima serie di pendenti con emblemi rivoluzionari: i pezzi mai esposti prima in Italia, sono realizzati con la peculiare tecnica romana del micromosaico.

L’esposizione, che valorizza il materiale conservato nei depositi museali normalmente chiusi al pubblico, è parte di un ampio progetto dedicato agli anni di influenza francese sulla Città Eterna (1798-99, 1809-14), che prevede altre mostre nei prossimi anni.

Il catalogo a corredo della mostra contiene la schedatura completa del fondo museale e uno studio di Maria Grazia Branchetti, nota esperta di micromosaico.

La mostra è promossa da Roma Capitale-Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e curata da Marco Pupillo, con l’organizzazione di Zètema Progetto Cultura.

Redazione

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