Acque di Roma, tutte in una mappa

carta idrogeologica Acque RomaRoma città dell’acqua, Roma regina aquarum ha ora una mappa dettagliata delle sue falde acquifere e dei suoi corsi d’acqua. La nuova Carta Idrogeologica di Roma, frutto di un’inedita sinergia tra Roma Capitale e un ampio ventaglio di istituti accademici e scientifici, è stata presentata nella sala capitolina della Protomoteca, in collaborazione con l’Ordine dei Geologi del Lazio e con la partecipazione di oltre 350 tra esperti, funzionari pubblici e cittadini.

La mappa è il frutto di un anno di lavoro che ha visto all’opera cinque enti universitari e di ricerca – Dipartimento di Scienze dell’università Roma Tre, Servizio Geologico d’Italia (ISPRA-SGI), Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria (CNR-IGAG), Centro di Ricerca Previsione Prevenzione e Controllo dei Rischi Geologici (CERI – Sapienza), Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) – con il coordinamento del Campidoglio (Dipartimento Tutela Ambientale, coadiuvato dal Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica). Il tutto, in base a un protocollo d’intesa a titolo gratuito (il risultato è stato raggiunto senza gravare economicamente su nessuno dei partner).

Con la Carta Idrogeologica la città ha sotto gli occhi le sue risorse idriche: un fondamentale repertorio di informazioni, che si vanno a incrociare con quelle fornite dalla neo-costituita “rete di monitoraggio delle acque sotterranee di Roma Capitale” (al momento oltre 100 pozzi pubblici, aumentabili nel tempo, che consentono di controllare e studiare le falde acquifere).

Molteplici le potenzialità che la nuova mappa dischiude, su più fronti: programmazione della tutela ambientale e delle risorse idriche, resilienza (capacità di adattamento di un ambiente ai cambiamenti), energie rinnovabili. Ecco alcune delle possibili applicazioni: controllo degli inquinanti nelle falde (prevenendone la propagazione ed elaborando provvedimenti più ponderati, in tempi rapidi); ausilio alla progettazione, specialmente per i lavori sotterranei; pianificazione di interventi e progetti per gestire le acque che si accumulano con le piogge (si può arrivare a controllare e favorire l’infiltrazione d’acqua per ricaricare le falde – managed aquifer recharge, MAR – ed evitare nel contempo allagamenti).

Tra le implicazioni più promettenti, l’impiego delle risorse geotermiche: la carta dà conto delle temperature medie delle acque di falda (un elemento decisamente innovativo) e i dati mostrano valori termici spesso elevati, tali da prefigurare un alto rendimento energetico. Una vera manna per il riscaldamento e il condizionamento di case e palazzi. Roma può così aspirare a divenire una delle capitali europee della geotermia, riscaldandosi con il calore della terra, risparmiando denaro e abbattendo le emissioni di CO2.

La Carta Idrogeologica è stata distribuita in forma cartacea durante la presentazione e sarà presto digitalizzata sul web. Intanto se ne parla a un importante meeting internazionale: AQUA2015, dal 13 al 18 settembre al Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza, con il patrocinio del Campidoglio. Vi converge il gotha mondiale del settore, i ricercatori dell’International Association of Hydrogeologists. Tra le centinaia di contributi attesi, gli interventi sulla mappa idrogeologica dell’Urbe e sulla nuova rete di monitoraggio delle acque sotterranee. Tema e motto del convegno, Hydrogeology: back to the future. In quel titolo inglese c’è tutta la parabola del legame tra l’uomo e l’acqua: millenni di rapporto indissolubile (e Roma ne è davvero un’icona universale); e oggi le grandi e complesse sfide che ci attendono nella gestione di risorse naturali come l’acqua, essenziali alla vita ma non illimitate.

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