Demos

pericle

Demos
Di Vincenzo Calafiore

Bisogna guardare e leggere “ il passato” per meglio comprendere il presente e rendersi conto nel contempo che le “cose” che riguardano il governo degli uomini non sono mai cambiate, perché evidentemente non abbiamo voluto fare tesoro degli errori e delle cose buone del nostro passato.
Dobbiamo per forza maggiore rifarci a quanto è giunto a noi dall’antica Grecia, culla della cultura e della democrazia; ieri, Pericle divenuto stratega ( alta carica delle gerarchie militari dell’antica Grecia, corrispondente all’odierno capo militare o generale ) nel 460 a.C. governò Atene per trent’anni. Portò Atene verso la democrazia radicale, favorì la piena parità dei diritti politici dei cittadini, introdusse il compenso in denaro per tutti coloro che ricoprivano cariche pubbliche permettendone l’accesso anche ai più poveri. Incrementò l’assistenza sociale accollando allo Stato anche l’educazione degli orfani, pagò sussidi a mutilati e invalidi, assegnò una paga ai soldati in servizio e favorì l’emigrazione dei contadini concedendo loro terre nelle colonie.
Oggi qualcuno ha governato l’Italia per vent’anni senza nulla concludere.
Il discorso di Pericle. Qui ad Atene noi facciamo così. Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così. La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così. Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.
Uguale, a come siamo governati noi italiani.
Chiunque vada al potere a prescindere il “ colore “ per non essere sconfitto politicamente, interviene attraverso il suo egemone, che in parte riluttante, non può tuttavia rinunciare a dar mostra del suo ruolo di garante del giusto ordine costituito. Si capisce dunque che molti problemi nascono dal confronto di sempre del vecchio col nuovo ed il tentativo del vecchio di non lasciar esistere il nuovo, facendo apparire come ingiusto il suo recente potere: ingiusto perché nuovo.
Noi ormai è già da un quarto di secolo di promesse mancate, di fiducia vanificata, di stima siamo nonostante tutto governati da persone imbevute più dal desiderio di mantenere le poltroni, la notorietà, gli agi,il potere conquistati che da quello di fare qualcosa di buono per il popolo, ciò ha generato nel tempo un indebitamento che difficilmente potrà essere estinto, e nonostante ciò è chiara la divisione tra potere e popolo: il potere capace di far vedere ciò che è nero bianco, capace di modificare ogni cosa a suo vantaggio non è stato in grado di adeguarsi ai sacrifici e severe misure economiche imposti al popolo. Quindi in conclusione avere un concetto statico e/o negativo della storia, pensarla in termini di immobilità, non comprenderne il perenne ritmo propulsivo, l’inevitabilità del mutamento significa, sul piano politico,privilegiare l’ordine già costituito, che è sempre in ritardo sul presente e rifiutare la realtà che vive all’interno di quel ritmo e che è fatta di nascite e morti, di crescita e di decadenza poi, e di collasso, come sta già accadendo.

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