Viggiano, puntare su turismo e risorse enogastronomiche

Per scongiurare il rischio che il petrolio ”monopolizzi“ lo sviluppo, soprattutto in Val d’Agri, si è tenuto a Viggiano, nel quadro più generale delle iniziative promosse dall’ Associazione Bene Comune su “non solo petrolio”, un incontro sul tema “Turismo e risorse enogastronomiche”. Al centro il Report della Fondazione Mattei sul turismo enogastronomico, con il Dott. Angelo Bencivenga, e la realtà vitivinicola in Val d’Agri con il prof. Ettore Bove, Ordinario di Economia e Politica Agraria, Università della Basilicata.

Ad introdurre la discussione – si legge in una nota dell’associazione – la dott. Lucia Nicolia, Vice Presidente dell’Associazione, la quale ha sottolineato che l’identità di un territorio si esprime anche attraverso i prodotti locali e la gastronomia e che questi si possono valorizzare soprattutto con il turismo, strumento-veicolo per scoprirne la tipicità e la valenza culturale. E’ interessante perciò comprendere e sviluppare le dinamiche che alimentano tale rapporto nella nostra regione.

Il Dott. Bencivenga, del gruppo ricerca della FEEM che ha curato il Report, ha illustrato il connubio in Basilicata del turismo con la gastronomia, ovvero, dall’analisi effettuata sul campo, con interviste a turisti ed operatori turistici in occasione di feste, sagre e manifestazioni enogastronomiche, si evidenzia conoscenza e gradimento sempre maggiore da parte dei turisti dei prodotti tipici lucani, che li spingono poi a scoprire anche il paesaggio e gli aspetti culturali del territorio. Ed è qui che si può innestare una leva per lo sviluppo rurale, in cui immettere incentivi rivolti verso l’ospitalità e la valorizzazione della “tipicità” del mangiar bene e dell’acquistare il meglio per la tavola.

Il Prof. Bove ha ribadito, innanzitutto, che la Val d’Agri può vantare prodotti agricoli di qualità, come i fagioli di Sarconi, il formaggio-canestrato di Moliterno e il vino-Alta Val d’Agri, al cui consumo si associa una storia e una tradizione secolare. E non è importante la quantità della produzione, anzi essi devono diventare sempre di più sul mercato prodotti di nicchia, e come tali, nella loro “tipicità”, vanno mantenuti e valorizzati, creando migliori condizioni di produzione e di commercializzazione, nella convinzione che l’enogastronomia diventa sempre più fattore rilevante di attrazione turistica. Per quanto riguarda il vino, il prof. Bove ha riferito sui dati che testimoniano come, con l’abbandono dei terreni agricoli, vi è stata negli ultimi cinquant’anni la riduzione dei 2/3 dei terreni destinati alla viticoltura e dei consumi pro capite di vino. Senza invocare, certo, il ritorno a colture estensive, ritiene un errore limitare l’area DOC “Terre dell’Alta Val d’Agri” a soli tre Comuni, così come per il “Grottino” di Roccanova. Sfidando i pregiudizi sull’effetto petrolio occorre che il paniere dei prodotti della Val d’Agri ottenga un “marchio”, grazie ad un specifica certificazione sulla loro qualità.

Nel dibattito – riferisce Vittorio Prinzi, presidente dell’Associazione Bene Comune Viggiano – è stata rilevata da alcuni operatori nel settore la difficoltà di fare impresa da parte di piccoli produttori per la mancanza di manodopera nelle varie fasi di produzione (potatura, raccolta…), la necessità di creare reti tra piccoli produttori per evidenziare la qualità dei prodotti di nicchia rispetto a quelli offerti dalla grande distribuzione e, per il vino in Val d’Agri, l’importanza di integrare le attuali qualità dei vitigni con ceppi di vitigni autoctoni. Si tratta – aggiunge – di investire nelle infrastrutture, per dotare le aziende agricole di servizi indispensabili, come l’approvvigionamento idrico (es. rifacimento sistema di irrigazione), e di strumenti che consentano di superare la distanza che le separa dai consumatori, ad esempio dagli agriturismi locali, che spesso propinano ai loro clienti prodotti “estranei” alle colture della zona. E poi il discorso è caduto sul connubio tra turismo e prodotti tipici, che potrebbe diventare virtuoso se l’area della Val d’Agri fosse meno “isolata” rispetto ai grandi flussi turistici: si pensi a Matera e Maratea, ma con quali collegamenti, per quali strade? Qui, purtroppo si sconta il gap infrastrutturale nonostante le ingenti risorse finanziarie di cui fruisce la Regione dalla royalties del petrolio. La recente partecipazione ad un’esperienza di mercato (Laghi di…vini, a Bracciano) di Basilicata Culture dimostra che i prodotti tipici della Basilicata e della Val d’Agri hanno riscontri ampiamente positivi. A questo punto – conclude Prinzi – si tratta di crederci e di provarci ancora, ma non senza un’adeguata ed urgente attenzione delle istituzioni.

Lascia un commento