Genova, presentato a Tursi il libro su Fulvio Cerofolini sindaco tranviere

La vita e l’opera dello ‘storico’ primo cittadino di Genova sono state raccontate attraverso le memorie personali e i tanti ricordi di vita politica, sindacale e istituzionale del sindaco Marco Doria, del presidente della Regione Claudio Burlando, del segretario generale della Cgil di Genova Ivano Bosco. Ha introdotto il giornalista Marcello Zinola. Alla fine della presentazione la toccante testimonianza della figlia Mariella. Presenti gli autori Donatella Alfonso, Federico Croci e Fabrizio Loreto.

Che Fulvio Cerofolini sia stato ‘un punto di riferimento essenziale per la città di Genova, per le sue istituzioni e per il suo movimento sindacale’ lo dice Ivano Bosco, segretario generale della Cgil di Genova, nella prefazione al libro ‘Il Sindaco tranviere. Antifascismo, socialismo, sindacato e istituzioni: la vita e il progetto di Fulvio Cerofolini’.

Che Cerofolini sia ben presente ancora oggi – a quarant’anni dalla foto di copertina che lo ritrae mentre risponde, sorridente, alla sua prima intervista da sindaco – nella mente e nel cuore di tante e tanti genovesi, lo dicono le molte persone che hanno affollato il salone di rappresentanza.

Sono arrivati tutti puntuali, con il rispetto che si deve a un ‘vero uomo delle istituzioni’, gli esponenti del mondo della politica, della magistratura, delle professioni, del giornalismo, della cultura, delle associazioni e i semplici cittadini che hanno voluto testimoniare quanto sia ancora vivo il suo ricordo.

Il libro, voluto dalla Camera del lavoro di Genova e realizzato dagli autori Donatella Alfonso, giornalista della ‘storica testata socialista Il lavoro’, Federico Croce, docente di storia alla scuola Don Milani di Genova  e Fabrizio Loreto, ricercatore di storia contemporanea dell’università di Torino, è un testo che ripercorre una grossa fetta della storia di Genova, e non solo, attraverso la figura di Fulvio Cerofolini nelle sue diverse esperienze sindacali, politiche, istituzionali.

Il segretario genovese della Cgil Ivano Bosco ne ha ricordato le origini di sindacalista, prima nella ‘commissione interna’ della Uite (Unione italiana tramways elettrici, così si chiamava l’azienda dei trasporti urbani divenuta Amt nel 1965) e  ben presto passato dal sindacato di categoria dei ‘ferro-tranvieri’ alle esperienze confederali.

“Da segretario della Camera del Lavoro – sottolinea l’autore Fabrizio Loreto – fu in prima fila nell’organizzazione dello sciopero generale che, culminato nelle manifestazioni del 30 giugno 1960, portò all’annullamento del congresso missino a Genova e, dopo pochi giorni, alla caduta del governo Tambroni”.

“L’antifascismo accompagna Cerofolini per tutta la vita – prosegue lo storico – dagli anni della sua giovinezza , con l’episodio tragico dell’uccisione del fratello partigiano Angelo, detto Giuli, fino a uno dei suoi ultimi incarichi, quando fu presidente dell’Anpi di Genova. Fu uno tra i dirigenti del movimenti operaio – non solo a Genova, ma in tutta Italia – che maggiormente rese omaggio ai valori della carta costituzionale e meglio comprese quello che veniva chiamato ‘l’antifascismo delle nuove generazioni’. Un grande sindacalista che avrebbe avuto una straordinaria carriera a Roma, se solo, nel 1960, non avesse deciso che la gran parte del suo lavoro si sarebbe svolta a Genova”.

Il presidente della Regione Claudio Burlando, a partire dalle quattro parole chiave del titolo ‘antifascismo, socialismo, sindacato e istituzioni’, ha ripercorso la vita di Fulvio Cerofolini con un particolare focus sulla sua ‘appassionata’ esperienza di sindaco “che ha cominciato quarant’anni fa e trent’anni fa ha smesso. Credo non ci sia in Italia altro esempio di una presenza così viva dopo tanti anni”. Molti i momenti politici, ma anche quelli più personali, rievocati da Burlando, giovane assessore nella seconda giunta Cerofolini, che non ha mancato di ricordare le tre figure di autorevoli vice sindaci quali furono Giorgio Doria, Luigi Castagnola e Pietro Gambolato.

Dell’antifascismo di Fulvio Cerofolini ha parlato il sindaco di Genova Marco Doria ricordando il lavoro fatto insieme all’Ilres (Istituto storico della resistenza) di cui Doria, che è storico di professione, è stato direttore scientifico nel periodo in cui Cerofolini era presidente dell’Anpi. E, da storico, il sindaco ha espresso un giudizio molto positivo sul libro, che ha definito ‘non retorico, molto documentato, preciso, ricostruisce un percorso e spinge ad ulteriori approfondimenti’.

“Sono più d’uno i protagonisti del libro – ha detto Doria – c’è Fulvio, di cui seguiamo il percorso di uomo, che potremmo definire un ‘militante’ sindacale e politico, con un termine oggi in disuso ma che rappresenta bene una persona che dedicò la sua vita all’impegno sindacale, politico e civile in senso lato. Poi, in questa storia, ci sono i ‘protagonisti collettivi’ ovvero il  mondo di cui Cerofolini fu parte integrante, con le sue diverse componenti: il mondo del lavoro genovese, dei tranvieri e il mondo operaio più in generale, che seguì come dirigente sindacale e di cui visse, da sindaco, le trasformazioni e il declino in termini quantitativi con le prime deindustrializzazioni degli anni ottanta”.

Altro ‘protagonista collettivo’ individuato dal sindaco è “la sinistra e in particolare il filone socialista della sinistra, protagonista di grande interesse storico perché ha conosciuto fasi, adattamenti, riflessioni, lacerazioni e straordinariamente ricco in termini di elaborazioni”.

L’amministrazione della città è il terzo ‘protagonista collettivo’ di questa storia. Cerofolini fu assessore e, dal 1970, vice sindaco nelle giunte di centro sinistra. La giunta di cui fu sindaco fu invece la prima giunta di sinistra italiana che, nel 1975 a Genova, anticipò i risultati elettorali che poi portarono alla formazione di giunte di sinistra nelle maggiori città italiane.

Fu, tra l’altro, la stagione in cui nelle amministrazioni delle città fu introdotto il decentramento e, sottolinea il sindaco, “nella seconda metà degli anni settanta a Genova fu elaborato un piano regolatore che per la prima volta affrontava la necessità di aree urbane destinate a servizi pubblici e spazi verdi. In una città che negli anni cinquanta e sessanta era cresciuta potentemente e con una scarsissima attenzione alla qualità della vita, la giunta guidata da Cerofolini recuperava l’idea di spazi verdi dove non si poteva e non si doveva costruire”.

“Leggendo queste pagine di storia possiamo misurare i cambiamenti della città – ha aggiunto il sindaco – attraverso l’intrecciarsi di filoni di cui Cerofolini fu protagonista, facente parte di un grande movimento collettivo che ci insegna molte cose. Non possiamo meccanicamente riprodurre le diverse ricette che sono state costruite – anche in maniera intelligente e appassionata, ma non necessariamente sempre giuste – nel corso di quei decenni. Dobbiamo però, dal punto di vista della riflessione storica apprezzarne lo spirito e recuperarlo, oggi, dal punto di vista dell’impegno e, se volete, dal punto di vista della necessaria militanza. A pochi giorni dal 25 aprile è stato ricordato l’antifascismo che ha caratterizzato tutto l’arco della vita di Fulvio Cerofolini, un antifascismo contraddistinto da una forte componente di progetto politico di società e dalla voglia di costruire istituzioni democratiche e di rispettarle perché si sapevano essere il risultato di profondi sacrifici e di lotte coraggiose della parte migliore del popolo italiano”.

Mariella Cerofolini è emozionata, ascolta tutti gli interventi con grande partecipazione. In sala ci sono molti occhi lucidi quando si siede al tavolo dei relatori, giusto il tempo per ringraziare tutti coloro che si sono stretti in questo salone e per ricordare che è qui, dove fu eletto sindaco per la seconda volta, che ‘gli abbiamo dato l’ultimo saluto’ quattro anni fa.

Piccola, quasi intima, la mostra di fotografie, la maggior parte in bianco e nero, allestita nel loggiato superiore di Tursi. Testimonianze di momenti ufficiali come quando, da sindaco, Cerofolini ricevette il Presidente della Repubblica Sandro Pertini, il papa Carol Wojtyla o, proprio lui ‘sindaco tranviere’, la regina Elisabetta II.  Altri scatti sono meno ufficiali ma non meno importanti, come il comizio a fianco di Luciano Lama o quello senza palco, perché improvvisato durante una manifestazione di operai, fino alle foto più private, come quella che testimonia la sua passione per il calcio: pantaloni arrotolati e improbabili scarpini.

Il libro già disponibile presso la Camera del lavoro, sarà in tutte le librerie a partire dal 6 maggio.

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