Milano, apre i battenti Uovo performing art festival

Apre i battenti la tredicesima edizione di “Uovo Performig Art Festival” che sarà ospitato al Teatro Franco Parenti, alla Fondazione Adolfo Pini e a DiDstudio dal 25 al 29 marzo. Il festival Uovo, con 8 prime assolute e 2 prime italiane, continua ad interrogarsi sulle  traiettorie e le nuove possibili geografie della scena performativa, coinvolgendo artisti italiani ed europei in un progetto di riflessione sul confine e i suoi significati. Un magma di posizioni poetiche ed estetiche che rappresentano una scena artistica indipendente non catalogabile in percorsi definiti e ancora alla ricerca di un nuovo senso, anche politico, del proprio agire all’interno della società.

“Il crescente successo di questo festival dimostra la sua straordinaria capacità di intessere relazioni tra la nostra città e la scena internazionale indagando e portando a Milano i linguaggi più innovativi – dichiara Filippo Del Corno, assessore alla Cultura -. Gli stessi spazi performativi vengono trasformati dal ‘nomadismo’ che caratterizza il programma degli appuntamenti che permettono al pubblico di sperimentare una prospettiva diversa dei luoghi della cultura della città. Il pubblico che segue Uovo si fida della qualità consolidata dell’offerta ma, ogni volta, resta sorpreso e positivamente spiazzato ma mai deluso”.

Nuovo ordine. 200 anni dal Congresso di Vienna, 70  anni dalla Conferenza di Yalta e dalla Liberazione d’Italia. Date che hanno segnato nuovi ordini, nuovi confini. Oggi la società torna ad occuparsi in modo pressante della complessità del tema del confine. Il confine separa e congiunge, disciplina e mette in relazione. E la frammentazione della società (e della scena) contemporanea costringe a ragionare di una molteplicità di confini (anche disciplinari) e di una conseguente molteplicità di aggregazioni.

Dalla gestione di uno spazio condiviso all’idea di amicizia e complessità delle relazioni sociali di Laurent Chétouane nel suo acclamato lavoro M!M; dal concetto di confine come attraversamento fisico e linguistico degli artisti svizzeri Massimo Furlan e Martin Schick, entrambi parte del progetto transfrontaliero Viavai, realizzato da Pro Helvetia, a cui Uovo partecipa con TRANS, un network internazionale dedicato alle performing arts; allo sfumare del confine tra il formato dello spettacolo di danza e quello di happening musicale di Cristina Rizzo nella sua ultima coreografia, BoleroEffect (Rapsodia_The long version).

Dall’idea dinamica di confine tra originale e remix della promettente artista polacca Ramona Nagabczyñska, alla reinterpretazione di una propria coreografia storica in e-ink di mk (la cui presenza a Uovo è sollecitata dalla sua recente ricostruzione per RIC.CI – Reconstruction Italian Coreography, progetto ideato e diretto da Marinella Guatterini); dalla scomparsa di ogni rigido confine disciplinare  in The Old Testament According To The Loose Collective dei The Loose Collective – straordinario collettivo artistico composto da danzatori, coreografi e musicisti che dall’Austria si è imposto sulla scena internazionale – al venir meno di quello fisico e virtuale in Joseph_kids di Alessandro Sciarroni, ospite immancabile ed atteso delle ultime edizioni di Uovo, questa volta al festival con una performance dedicata ad un pubblico di bambini dai 5 ai 10 anni.

Sul tema del confine interno/esterno insito nel corpo umano si muove il progetto A sangue freddo di Silvia Costa, a Uovo con una doppia presenza iconografica (la mostra fotografica uno sguardo attraverso il taglio insieme a Silvia Boschiero) e performativa (A sangue freddo #2, che dalla mostra prende spunto e avvio). Insieme ad Ariella Vidach – AiEP, Uovo ha selezionato per CAPTURE tre coreografi italiani emergenti (Camilla Monga, Annika Pannitto e Gabriele Valerio) invitandoli a lavorare sul tema del confine: il risultato verrà presentato al DiDstudio insieme al nuovo lavoro della Vidach, Booth, che coinvolge un gruppo di giovani interpreti in una partitura fisica che indaga il rapporto tra movimento e suono.

Come sempre, Uovo lavora sul territorio intessendo una rete di relazioni produttive e promuovendo i nuovi linguaggi artistici, in sinergia con alcune delle eccellenze culturali della città di Milano. Dalla collaborazione con la Fondazione Adolfo Pini, iniziata nel 2013, nasce per questa edizione del festival SUB I.II.III, una produzione mk che si inserisce nel progetto Storie Milanesi: durante un periodo di residenza negli spazi della Fondazione, mk riflette sul concetto di spazio abitativo, dove “abitare” viene inteso come tracciamento di una frontiera e definizione di un limite. Per operare su questa linea di confine, la compagnia coinvolgerà in momenti differenti gli artisti visivi Luca Trevisani (geniale “enfant prodige” dell’arte contemporanea italiana), Margherita Morgantin, Roberta Mosca (già performer per The William Forsythe Company) e il compositore Lorenzo Bianchi Hoesch.

Da segnalare infine quest’anno l’appuntamento speciale di sabato 28 marzo con Uovo à la coque – un pranzo con gli artisti: un incontro informale e fuori dagli schemi dove il pubblico potrà sedersi a tavola insieme agli artisti del festival nella cucina allestita all’interno del Franco Parenti. Un insolito dibattito tutto da vivere insieme a The Loose Collective, Cristina Rizzo, Michele Di Stefano, Martin Schick, Silvia Costa. Per maggiori informazioni: uovofestival.it.

9 su 10 da parte di 34 recensori Milano, apre i battenti Uovo performing art festival Milano, apre i battenti Uovo performing art festival ultima modifica: 2015-03-20T00:12:03+00:00 da Redazione
Condividi su...
Share on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0

Lascia un commento