Bari, Largo Susan Sontag autorizzata l’intitolazione alla scrittrice dello spazio antistante il Kismet

La Commissione comunale storia patria ha autorizzato l’intitolazione dello spiazzo antistante il Teatro Kismet OperA, in strada San Giorgio Martire, alla memoria di Susan Sontag, scrittrice e saggista americana, intellettuale tra le più significative della seconda metà del Novecento, nota in tutto il mondo per il suo impegno civile e morale.

Alla città di Bari la Sontag è stata legata grazie al fatto che il traduttore italiano di tutte le sue opere è il prof. Paolo Dilonardo, docente di Letteratura inglese moderna e contemporanea della Facoltà di Lettere dell’Università “Aldo Moro” di Bari, e dunque nella nostra città la Sontag ha avuto modo di soggiornare a lungo, prendendo a cuore tra l’altro, proprio le sorti del Kismet nel periodo in cui il teatro barese rischiava di chiudere a seguito di un’ingiunzione di sfratto da parte della proprietà.

Su proposta dell’assessore alla Toponomastica Angelo Tomasicchio la giunta comunale aveva approvato la delibera di intitolazione già lo scorso 13 novembre, e ora, con il parere favorevole della Commissione storia patria, la parola passa al Prefetto per il suggello formale.

Soddisfatto Angelo Tomasicchio: “con questa delibera iniziamo a dare alla toponomastica cittadina un respiro internazionale, legando uno spiazzo della città di Bari al nome di una delle personalità di maggiore spicco della letteratura contemporanea. Al contempo invertiamo la tendenza per la quale i toponimi maschili della città di Bari sono infinitamente più numerosi di quelli femminili. Dedicare uno spazio della nostra città ad una donna ed un’intellettuale straordinaria come la Sontag è un atto che, da amministratore, mi rende orgoglioso”.

“È un giorno bello per la nostra città – dichiara l’assessore alle Culture Silvio Maselli – , che si riconcilia con la sua storia recente tramite il ricordo di chi l’ha resa grande e importante, donandole respiro internazionale e cosmopolita”.

Susan Sontag (1933-2014)

Susan Sontag nacque il 16 gennaio 1933 a New York, in una famiglia di ebrei-americani: Jack Rosenblatt e Mildred Jacobsen. Dopo la morte per tubercolosi del padre (commerciante di pellami), avvenuta in Cina quando la Sontag aveva cinque anni, la madre si risposò con Nathan Sontag, e così Susan e la sorella Judith presero il cognome del padre adottivo.
Susan crebbe a Tucson, in Arizona, e poi frequentò le scuole superiori a Los Angeles. Saltò tre anni scolastici e si diplomò così a soli quindici anni. Ricevette la laurea (Bachelor of Arts degree) al College dell’Università di Chicago.
A partire dagli anni Sessanta la Sontag pubblicò un vasto corpus di saggi. Tra essi Against interpretation (Contro l’interpretazione – 1996) e Styles of radical will (Interpretazioni tendenziose – 1969). Successivamente estese il suo interesse anche alle malattie ( il cancro, dal quale verrà colpita in tre momenti diversi della sua vita e che le sarà fatale, e l’AIDS) nei due volumi Illness as metaphor (Malattia come metafora -1977) e AIDS and its metaphor 1992. Al rapporto fra interpretazioni e realtà è dedicato On photography (Sulla fotografia, realtà e immagine della nostra società -1977) che le valse il premio del National Book Critics’ Circle dell’anno e ancora Urder the sign of saturn (1980 Sotto il segno di saturno) concentrandosi sul tema della malinconia.
Tra le sue opere di narrativa va ricordata l’opera d’esordio The benefactor (Il benefattore – 1963), Death kit (Il kit della morte – 1967) e The Vesuvius lover (L’amante del vulcano – 1992)
Dopo aver partecipato negli anni Sessanta alla mobilitazione degli intellettuali americani contro il conflitto in Vietnam, tornò a impegnarsi in prima persona contro la guerra, durante la crisi nella ex Jugoslavia degli anni Novanta e in particolare durante l’assedio di Sarajevo.
Attraverso il prof. Paolo Dilonardo, traduttore in italiano di tutte le sue opere, Sontag entrò in contatto con Bari, città nella quale soggiornava per qualche settimana quasi ogni anno nell’ultima parte della sua vita. Bari fu per lei la sua finestra sui Balcani che tanto l’avevano coinvolta, ma anche il luogo dove entrare in contatto, tra le altre cose, con la nuova scena teatrale italiana. Quando il Teatro Kismet, un palcoscenico che aveva particolarmente amato, fu minacciato di chiusura, rilasciò ad un quotidiano locale un’intervista per sostenerne la battaglia (Corriere del Mezzogiorno del 29 gennaio 2002).
Morì il 28 dicembre 2004, di leucemia. Oggi è sepolta nel cimitero di Montparnasse a Parigi.

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