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Centro Studi Anna Seghers su Matera 2019

Il direttore del Centro Studi “Anna Seghers” Devide Rossi saluta la vittoria di Matera a capitale europea della cultura nel 2019 come una vittoria di civiltà, come una vittoria – sottolinea lo stesso Rossi in una nota – anche del nostro Centro Studi, che conferma la più assoluta disponibilità per collaborazioni, dibattiti e convegni in questi anni che ci separano dal 2019 e certamente per il magnifico 2019. Viiva la cultura! Viva Matera!

Nel 2012 Rossi nel resoconto del viaggio a Matera riportava: “ Matera è città affascinante, di bianca bellezza. Le sue pietre, le sue case, in un sole imprevedibilmente estivo per un giorno di mezzo ottobre, splendono saporose di Mediterraneo, quasi fossimo a Fez, ad Amman o ad Atene, con tanto di antiche chiese rupestri abbarbicate su una collina rocciosa che ricorda, in piccolo, il Licabetto. Tuttavia aspra e violenta, fatta di mani gibbose, di strazio e di dolore, è la storia di questi luoghi, stretti tra terre murgiche spigolose e poco produttive e padroni terrieri, latifondisti, nobili e fascisti, che trattavano donne e uomini come bestie, costringendoli a rappezzare come case umide e umilissime grotte, da dividere con gli animali e la raccolta dello sterco di questi, indispensabile per azzardare a rendere più fertile una terra dura a germogliare. Il comunista Carlo Levi, ridotto al confino in questa landa, porta qui nel dopoguerra Palmiro Togliatti, che resta sgomento e agghiacciato. I comunisti obbligano De Gasperi e i democristiani a varare una legge, nel ’52, la quale impegna lo stato a fornire abitazioni degne. Ci vorranno quindici anni. Fino al 1968 durerà lo sgombero dei 15mila residenti dei Sassi. Tanto ci vorrà per dare piena applicazione alla legge e una abitazione non malsana a quei cittadini. Poi, per un quarto di secolo, l’abbandono e il silenzio avvolgeranno tutto, fino al riconoscimento UNESCO di Matera quale patrimonio dell’umanità, trasformando gli antichi tuguri in memoria del dolore. Nel frattempo però si è consumata un’infamia aberrante. La condanna del passato non è caduta sugli squallidi signori che per secoli han costretto il popolo ad una vita abbrutita, nell’analfabetismo e nella paura instillata dalla religione, ma sulle vittime, come se si fossero dovute vergognare loro di essere violentate nella loro dignità, ridotte ad ataviche compagne della merda dei loro asini. La bellezza dei luoghi è così oggi travolta da mestizia, da una disperazione di cui si percepisce ancora il lontano, soffocato lamento. Rivedo qui la miseria dei miei antenati, anch’essi contadini, disprezzati e soggiogati, generazioni senza nome, chine a versar sangue e sudore nei solchi tracciati da un incerto aratro, tirato da una magra vacca, quella che in Basilicata manco avevano, nella speranza di cavar grano per il pane, che tante erano le bocche, scarso il raccolto, modeste e tristi le cene. Matera oggi si candida, con tutto il mio sostegno, a essere capitale europea della cultura nel 2019, potrebbe essere un’ottima occasione per riaffermare la mediterraneità del continente, il suo rapporto con la terra, l’importanza di una agricoltura a chilometro zero, nonché fare memoria del più grande personaggio del medioevo europeo, Federico II, intellettuale che fonda la prima università a Napoli e da Palermo dà impulso alla lingua italiana moderna, oltreché amante di queste terre, con i castelli di Melfi, di Bari, di Castel del Monte da lui edificati e abitati”.

Redazione

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