Filosofia 2.0, l’anima in occidente

Omero

[La psiche come respiro]

 “Tutte le morti sono odiose per i miseri mortali”.

Omero, frammento.

Il grande poeta greco Omero, la cui esistenza è peraltro tuttora avvolta nel mistero (si pensa possa essere vissuto attorno al IX secolo a.C. ma al tempo stesso la sua figura, secondo alcuni, è più mitologico-fantastica che reale), ci ha lasciato due grandi opere, l’Iliade e l’Odissea, nelle quali il mondo degli Dei si intreccia profondamente con il mondo dei mortali.

Ma si parla di anima in questi due poemi? La risposta, come già anticipato, è no.

Omero non parla di anima ma avverte l’esistenza di qualcosa che contraddistingue ogni individuo e che emigra dal corpo, sgorgando dalla bocca oppure da una grave ferita, nel momento della morte. In quanto “soffio vitale”, in greco anemos, è stato più tardi quasi automatico, per la tradizione filosofica successiva, tradurre questo “soffio” con la parola “anima”. Omero invece non si spinge oltre: per lui, quella che noi chiamiamo anima, era qualcosa paragonabile ai venti (anémoi) eche costituisce la parte più profonda di ogni individuo. Lo sottolinea bene Galimberti in un suo articolo del 2005 uscito su Repubblica, quando dice che: “Per Omero l’anima è l’occhio che vede, l’orecchio che sente, il cuore che batte, il corpo vivente insomma […]”.

Omero è dunque il rappresentante di un linguaggio corporeo in cui c’è spazio per la dimensione psichica ma non per quella trascendente, non per l’anima tradizionalmente intesa e, dunque, non per l’anima immortale. Siamo ancora lontani dall’accezione odierna di questo concetto.

 PER FARE IL PUNTO!

 L’anima per Omero, lungi dall’essere considerata un principio immateriale in grado di sopravvivere alla materia, è intesa come un soffio che muove l’organismo e che scompare con la scomparsa (morte) del corpo stesso.

PLATONE

[“Inaugurazione” della filosofia e “invenzione” dell’anima]

“L’astronomia costringe l’anima a guardare verso l’alto e ci conduce da questo mondo a un altro”.

Platone, frammento.

Uno dei pilastri del pensiero occidentale, non solo in termini filosofici, è certamente il filosofo greco Platone (428 – 347) a.C.

E’ forse esagerato e azzardato sostenere che Platone abbia “inaugurato” la filosofia e “inventato” l’anima?

Alla tesi secondo cui Platone avrebbe inaugurato la filosofia si potrebbe obbiettare che l’esistenza di scuole filosofiche temporalmente antecedenti al filosofo greco (si pensi alla precitata scuola dei Fisici ionici di Mileto, primi indagatori “razionali” della natura), è attestata da numerose fonti.

Tuttavia Platone può essere considerato, almeno nell’ottica di una ricostruzione critica e storico-genealogica del concetto di anima, l’iniziatore della filosofia poiché fu lui ad introdurre, e qui rispondiamo alla seconda domanda, tale concetto, inesistente come dimostrato, nella cultura greca precedente.

Ma perché Platone inventò l’anima? La risposta è che ne “ebbe bisogno”, insomma gli servì.

L’obbiettivo di Platone era infatti quello di edificare una conoscenza vera, stabile nel tempo e, in questo senso, oggettiva. Ben presto il filosofo si accorse però che una conoscenza di questo tipo non poteva essere fondata sulle sensazioni e sulle informazioni che i corpi ci restituiscono in quanto, essendo questi transeunti e mutevoli, anche le sensazioni e i dati da essi riportati “peccano”, per così dire, degli stessi difetti (mutevolezza e inaffidabilità).

Solo le Idee quindi, immutabili ed eterne, possono essere prese a fondamento di una conoscenza oggettiva.

Galimberti ci torna in aiuto quando afferma che: “[..] fu così che Platone introdusse la parola «anima», in greco psyché, capace di costruire un sapere valido per tutti con i soli costrutti matematici e ideali che prescindono dall’approssimazione della materia”.

La parola che Platone usa per dire anima è psyché.

Essa, essendo nata con Platone, e non possedendo, ovviamente, alcun significato prima di lui, assunse la connotazione che il filosofo le diede: psyché iniziò a designare così l’anima dell’uomo e, in particolare, quel dualismo anima-corpo di cui Platone chiarisce il senso nella Repubblica, servendosi del famoso mito di Er.

PER FARE IL PUNTO!

La necessità di edificare una filosofia fondata su di un sapere universale dal carattere stabile e svincolato dallo trascorre del tempo, portò Platone all’ ideazione dell’anima, indicata dal filosofo con il termine greco psyché.

PLATONE

[Il Mito di Er]

“L’anima non porta niente con sé nell’altro mondo tranne la propria educazione e cultura; e questo si dice che sia il più grande servizio oppure il torto più grande che si possa fare ad un uomo morto, proprio all’inizio del suo viaggio.

Platone, frammento.

Er, soldato morto in battaglia, racconta che la sua anima, una volta uscita dal corpo, si era messa in cammino assieme a molte altre fino a raggiungere un luogo divino dove si trovavano i giudici delle anime: qui, i giusti e gli ingiusti venivano assegnati a due voragini diverse conducenti rispettivamente verso il cielo e verso la Terra.

Nelle due voragini, quella celeste e quella terrestre, le anime restavano mille anni, durante i quali i giusti venivano ricompensati e gli ingiusti, invece, sottoposti a castighi ed espiazioni.

Dopo questo periodo le anime erano chiamate a reincarnarsi per ritornare alla vita mortale: ognuna di esse doveva scegliere il proprio daimon, la propria sorte ovvero il modello di esistenza che avrebbe condotto sulla Terra.

Accadeva però che le anime scegliessero in base alle esperienze della vita passata: Er racconta di aver visto l’anima di Agamennone scegliere il corpo di un’aquila, a causa dell’ostilità verso il genere umano che aveva imparato a provare con le sofferenze patite. Odisseo invece, stanco dei suoi lunghi viaggi, sceglieva la vita tranquilla di un normale individuo. Le anime venivano infine condotte al fiume Lete dove bevevano l’acqua che faceva loro dimenticare, preparandosi così per la nuova avventura del nascere.

 PER FARE IL PUNTO!

Nel mito di Er Platone chiarisce il carattere immortale dell’anima: questa, infatti, sopravvissuta alla morte fisica, si rincarna in un nuovo corpo conducendo così una nuova esistenza.

9 su 10 da parte di 34 recensori Filosofia 2.0, l’anima in occidente Filosofia 2.0, l’anima in occidente ultima modifica: 2014-08-20T15:28:23+00:00 da Daniele Meglioli
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