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Aspetto l’attesa (e spero la speranza), presentata una nuova antologia nel carcere femminile di Rebibbia

“Aspetto l’attesa

(e spero la speranza)”

 

Presentata a Rebibbia una nuova antologia

con le poesie più belle delle detenute,

donne di molti paesi, unite ora nella disgrazia

ma anche da una nuova fiducia di rinascita

 

ROMA – Emozione, curiosità, fervore… E poi ancora commozione, solidarietà, silenzio e applausi che s’alternavano, s’intersecavano lieti o struggenti nello stesso modo… La presentazione – il pomeriggio del 16 giugno, presso la Sala Teatro del carcere romano di Rebibbia, sezione femminile – di “Aspetto l’attesa (e spero la speranza)”, una vitalissima antologia con le poesie più belle delle detenute (Edizioni Pagine – Licenza Poetica, pp. 122,  Euro 15,00), non è stato solo un apprezzato successo editoriale ma un appuntamento importante con le energie sane, la presa di coscienza d’un paese che davvero voglia dirsi civile.

“Nudità per sempre. Nudità del dolore. / Nudità priva di un fiore”…

Poesie, dunque, ma anche pensieri, riflessioni, lettere, frammenti d’un diario ininterrotto che medita sul passato ma costruisce, lenisce il sogno/bisogno dell’oggi – e soprattutto di un domani che è già dentro di loro, e presto varcherà, coi versi sta già varcando la reclusione forzata di quelle sbarre, una prigionia che mai, però, deve diventare negazione dell’anima, rinuncia a rinnovarsi, progettarsi nel fuori…

Il progetto didattico, che si è snodato in un laboratorio di poesia condotto da Plinio Perilli e Nina Maroccolo – due poeti di ruolo molto attivi anche nel sociale (in collaborazione con la Prof.ssa Antonella Cristofaro, che a Rebibbia insegna italiano abitualmente per tutto l’anno scolastico, sotto gli auspici dell’Istituto ITIS, “J. Von Neumann”) – ha espresso un corso di scrittura creativa che si è animato ogni lunedì pomeriggio, dal dicembre 2013 a questo giugno del ’14. I testi sono stati raccolti ma prima ancora letti, incoraggiati, discussi… Alcune liriche sono state anzi espressione d’un brioso lavoro di gruppo, d’un dosato e cadenzato estro collettivo, o dialogo a più voci – che ha formato e rafforzato come un cerchio solidale, un rito e sfida d’intimità risanata, pacificata. Rita, Jasmine, Anna Maria, Grace, Lyse, Ileana, Bianca, Anthony, Samanta, Erika, Natalya, Lorena… hanno insomma poetato se stesse (madri, mogli, figlie…) ma anche per dare voce, dignità e coraggio a tutte le altre colleghe, prolungando le loro parole fino alle nostre, così che i loro versi diventassero anche i nostri, dolci o amari ma inscindibili.

“Arriva un pappagallo / alla finestra e forse / attraverso di lui posso / arrivare dai miei figli in Africa”…

Lo spirito di questo laboratorio, fortemente voluto dalla Direttrice della Casa circondariale romana, sezione femminile, Dott.ssa Ida Del Grosso, e dagli editori Luciano e Letizia Lucarini,e realizzato anche con il contributo di Fondazione Roma – Arte – Musei vede oggi in questo libro la consacrazione, nonché l’affettuosa pubblicazione di liriche veramente nate dalla vita, da quei muri chiusi, forse proprio per questo sublimati di cielo, impennati e sconfinati d’azzurro. “Comunque / io aspetto, aspetto l’attesa, / e spero la speranza. / Né positiva né negativa, / come in fondo è la vita.”

Bando dunque alla sterile aulicità delle nostre avulse Accademie, e al manierismo spesso stucchevole di certi poeti “laureati” che fanno, chissà perché, della poesia un fossato, una distinzione, una torre d’avorio, addirittura un privilegio borghese, e non invece un ponte luminoso, un porto d’umanità, un premio e un sogno finalmente, lungamente avverati.

Redazione

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