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Cassa in deroga, subito la riforma ma stop alla vergogna dei lavoratori non pagati

Il sistema degli ammortizzatori sociali in deroga non regge, e ci vuole rapidamente la riforma. Ma c’è una vergogna che non può più essere tollerata: quello dei lavoratori che sono stati in cassa integrazione e che da agosto, è il caso della Toscana, o da settembre, in altri casi, non hanno ancora ricevuto un euro di quanto è loro dovuto. Il debito verso questi lavoratori, per un’indennità che nella stragrande maggioranza di casi è l’unica fonte di reddito, deve essere pagato dallo Stato. Lo ribadisce l’assessore regionale a lavoro e attività produttive commentando la relazione della Corte dei conti sugli ammortizzatori in deroga.

La Corte dei Conti, sostiene l’assessore, conferma ciò che le Regioni dicono da tempo. L’attuale regime è ingiusto, perché produce differenze nella tutela del reddito dei lavoratori tra le medio-grandi aziende e le piccole, e perché determina una disparità tra le imprese che contribuiscono al Fondo Inps e coloro che invece usufruiscono della deroga. E per di più pesa completamente sul bilancio dello Stato.

Le Regioni hanno più volte posto il problema al Governo, arrivando a dire che erano pronte a restituire allo Stato la delega sulle autorizzazioni, se non si fosse arrivati alla riforma ed al pagamento del dovuto. Lo hanno fatto anche nell’incontro di due settimane fa con il ministro del lavoro, il quale, riconoscendo la gravità della situazione, si è preso l’impegno di formulare una proposta per risolvere i problemi relativi al pregresso 2013 e di arrivare rapidamente a nuove regole per la fase di passaggio e poi per la riforma.

Di fronte al rilievo contenuto nella relazione della Corte sull’uso degli ammortizzatori in deroga per il mero prolungamento dell’attività lavorativa, l’assessore sottolinea invece il dato toscano, dove le risorse sono state destinate per il 93,3 per cento alla cig e solo il 6,7 alla mobilità. E’ quindi possibile, rivendica, utilizzare lo strumento come sostegno reale alle aziende ed ai lavoratori in crisi temporanea e non come sostegno a chi non ha più possibilità di ricollocazione al lavoro.

Ma la vera urgenza, conclude, è pagare quanto dovuto. Perché non si può consentire che ci siano lavoratori che non riscuotono da mesi, aziende che licenziano anche per situazioni in cui si potrebbero utilizzare sospensioni temporanee del lavoro tipiche della cassa integrazione, e uno Stato che dà l’idea di disinteressarsi al dramma di migliaia e migliaia di famiglie.

Redazione

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