L’esposizione, che nella sua edizione triestina si avvale del contributo della Fondazione CRTrieste e della collaborazione de LaCappellaUnderground, Casa del Cinema, Casa della Musica-Scuola di musica 55, Bonawentura, Biblioteca Stelio Crise, vuole raccontare i momenti fondamentali e le atmosfere che si respiravano Italia, dal dopoguerra passando per gli anni sessanta fino ai nostri tempi: oggetti d’epoca, dal mobile radio in legno alla televisione, al design spaziale, documenti che segnano il passaggio dal giazzo al jazz. E ancora, foto del dopoguerra e della Dolce Vita, immagini ed emozioni che raccontano come un ragazzo triestino, un giovanotto matto, sia riuscito a materializzare il suo sogno. “Quando Rossana Luttazzi incominciò a pensare ad una mostra dedicata al marito Lelio, alla sua opera e dedicata a quell’Italia in bianco e nero che in molti ricordano e un po’ rimpiangono, io aderii subito entusiasticamente, senza pensare” racconta Cesare Bastelli regista, direttore della fotografia e vicepresidente della Fondazione Luttazzi. “Soprattutto senza pensare che nella mia vita mai avevo fatto una mostra e che non sapevo neppure bene come si facesse. Di certo sapevo solo che non poteva essere la solita esposizione di qualche fotografia e di qualche pannello: Luttazzi, riservato, ironico ed elegante protagonista dei nostri ultimi 50 anni, grande musicista e grande artista, non lo avrebbe meritato. Così mi incontrai innanzitutto col mio amico scenografo di teatro e di cinema Leonardo Scarpa e con lui iniziammo a pensare ad un allestimento. Più che a preparare preventivi, come avremmo dovuto fare, ci lasciammo andare alla ricerca di atmosfere, di sensazioni, e di ambientazioni che evocassero la sua figura e lo straordinario percorso della sua vita (avventuroso e ricco di talento e di incontri speciali nella realtà; banale, casuale e pigro a sentire lo stesso Luttazzi, campione anche di modestia e di mancanza totale di egocentrismo). Gli strumenti usati sono stati la musica, la fotografia, il teatro, il cinema, le parole dello stesso Lelio (che, segretamente, era anche scrittore), la luce e la suddivisione dello spazio in diversi momenti e luoghi temporali ideati e costruiti da Leonardo Scarpa. Difficile è stato per gli oggetti legati alla sua vastissima produzione artistica: da persona autocritica e disincantata quale era aveva conservato.
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