Gioia Tauro, sequestrati beni per 325 milioni all’imprenditore Vincenzo Oliveri

L’uomo di 59 anni con attività prevalenti nel settore oleario ha anche interessi nel comparto alberghiero e della ristorazione in Abruzzo ed Emilia Romagna. Vincenzo Oliveri è stato coinvolto in passato in una serie di truffe all’Unione Europea.

Nel maxi sequestro rientrano 18 società, 39 immobili, disponibilità finanziarie in 52 banche ed in titoli Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, concernenti nel diritto alla percezione degli aiuti comunitari per un valore di oltre 16 milioni di euro.

Il provvedimento è frutto di un decreto emesso dalla sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria in accoglimento di una proposta del direttore della Dia, Arturo De Felice.

Vincenzo Oliveri è figlio del defunto Matteo Giuseppe Oliveri, e fratello di Antonio da tempo stabilitosi in Abruzzo, con cui è socio in numerose iniziative imprenditoriali ed insieme ai quali, sin dagli anni ‘80 è stato coinvolto in numerosi procedimenti penali che hanno interessato in particolare le numerose aziende del Gruppo Oliveri, per la commissione di reati associativi finalizzati alla truffa aggravata, frode in commercio, emissione ed utilizzazione di fatture per operazioni inesistenti strumento prediletto per ottenere indebitamente i contributi AIMA (ora AGEA), erogati nel settore agricolo, per la produzione, lavorazione e commercializzazione dell’olio d’oliva.

Vincenzo Oliveri, con il fratello Antonio ed il padre Matteo Giuseppe, furono arrestati, insieme ad altre tre persone, in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare, emessa il 26 luglio 2010, per i reati di associazione a delinquere, truffa aggravata ed altro, in ordine all’indebita percezione di contributi erogati ai sensi della legge 488/1992, strumento normativo concepito dal legislatore quale forma d’intervento nel Mezzogiorno ed altre aree depresse del Paese, tesa a favorire lo sviluppo delle attività produttive, con erogazioni di somme a titolo di agevolazioni finanziarie pubbliche, in parte a fondo perduto, con ingiusto profitto a vantaggio di aziende facenti parte del Gruppo Oliveri e con pari danno per lo Stato e l’Unione Europea. Nel medesimo contesto fu sequestrato l’intero patrimonio del Gruppo, stimato in circa 700 milioni di euro, che venne successivamente mantenuto solo per la parte, quantificata in quasi 18 milioni di euro, corrispondente al profitto del reato (vale a dire ai contributi illecitamente percepiti ex legge 488/1992 negli anni 2003 e 2004).

Nel vagliare la bontà degli accertamenti esperiti dalla Dia reggina, il tribunale (Sezione misure di prevenzione) in soli 10 giorni ha emesso il decreto di sequestro, così stigmatizzando la condotta dell’Oliveri: “…la lettura delle stesse sentenze di assoluzione o di archiviazione …consente di delineare la figura di un imprenditore che attraverso le sue società – emettendo o ricevendo fatture fittizie…- ha ottenuto indebitamente in modo costante e ripetuto nel tempo, per un verso consistenti risparmi di imposta, e per altro verso cospicui contributi pubblici, riuscendo in tal modo a costruire realtà aziendali nel settore oleario ed immobiliare che altrimenti, ossia nel rispetto della legalità, non avrebbero raggiunto,…l’Oliveri appare abitualmente dedito a traffici delittuosi e comunque soggetto che vive anche in parte con i proventi di attività delittuose…” .

Nell’ingente patrimonio messo sotto sequestro figurano quote sociali di 23 aziende tra cui: 18 società di capitali; 2 S.a.s; 3 ditte individuali, delle quali 7 con sede in Gioia Tauro (RC), 11 a Mosciano San Angelo (TE), 4 a Giulianova (TE) ed una a Ravenna. Ci son anche 39 immobili comprendenti appartamenti e terreni per un estensione di oltre 1000 ettari ubicati in Calabria, tra la Piana di Gioia Tauro e Borgia (CZ); 8 automezzi; 385 titoli AGEA, concernenti il diritto alla percezione degli aiuti comunitari, dal valore ammontante a circa euro 16.180.000,00 (somma stimata che sarebbe stata percepita nei prossimi 10 anni , in costanza dell’attuale normativa); “disponibilità finanziarie aziendali e personali, in fase di quantificazione, rinvenute in 52 istituti di credito, per complessivi 415 rapporti di varia natura.

Tra i beni societari di particolare pregio si segnalano: “il 50% delle quote sociali e relativo patrimonio aziendale dell’albergo a 4 stelle “Grand Hotel Don Juan”, ubicato sul lungomare di Giulianova (TE); “l’intero capitale sociale e patrimonio aziendale della struttura alberghiera “Villa Fiorita”, sito anch’essa in Giulianova (TE); “il resort ristorante “Il Feudo degli Ulivi”, sito a Borgia di Catanzaro (CZ); “l’intero capitale sociale e relativo patrimonio della società “Borgia Eolica Srl” , con sede in Ravenna, esercente l’attività di realizzazione, gestione e manutenzione di un parco eolico sito in Borgia (CZ); “l’intero capitale sociale ed il patrimonio di note aziende nel settore della lavorazione dell’olio tra le quali: la Oliveri Vincenzo Srl e la Oliveri Vincenzo ditta individuale, la Calabragricola Srl, la I.C.O. Srl, nonché quote sociali di numerose altre aziende .

9 su 10 da parte di 34 recensori Gioia Tauro, sequestrati beni per 325 milioni all’imprenditore Vincenzo Oliveri Gioia Tauro, sequestrati beni per 325 milioni all’imprenditore Vincenzo Oliveri ultima modifica: 2013-11-07T07:16:00+00:00 da Redazione
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