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Saline Joniche, centrale a carbone da Confindustria accelerazione mioope

“Scoraggia e delude la “benedizione” di Confindustria Reggio Calabria al progetto di Sei Spa per costruire una centrale a carbone a Saline Joniche. La firma di un protocollo d’intesa tra gli industriali e la multinazionale svizzera dimostra piuttosto una visione incredibilmente miope delle possibilità di sviluppo e ricostruzione della nostra terra, troppo spesso vessata da investimenti sconsiderati e congelata da decenni nell’immobilità più totale. L’associazione di imprenditori, per bocca del presidente Cuzzocrea, ammette esplicitamente la propria incompetenza riguardo ogni tipo di valutazione d’impatto ambientale e ricaduta negativa per la salute dei cittadini: “Non è compito nostro”, si difende. Il compito degli industriali, continua, infatti è quello di “favorire il rilancio dell’economia” e quindi incoraggiare “un investimento interamente privato di 1500 milioni di euro”, con conseguente produzione di molti posti di lavoro per i calabresi. Ci ritroviamo di fronte all’ennesima replica del ricatto occupazionale, che ogni volta viene usato come ariete di sfondamento per far approvare progetti improbabili e rigettati dal territorio stesso: pensiamo per esempio alla battaglia contro la costruzione di un rigassificatore a Gioia Tauro.

Lo sviluppo del territorio non può però essere imposto dall’alto, senza coinvolgere i cittadini che ci vivono e ne subiscono le conseguenze dirette, né deve poter essere attuato a costo della salute e del deturpamento dell’ambiente. Prima di firmare un qualsiasi protocollo, Confindustria avrebbe dovuto riflettere sulla responsabilità di questo gesto, che potrebbe significare un pericoloso scatto in avanti utile solo a legittimare la devastazione incontrollata del territorio.

Tutti dovrebbero porsi interrogativi che tengano conto dei costi ambientali, riflettendo per esempio sul perché nessuno nel mondo investa più sul carbone e una multinazionale con sede in Svizzera sia costretta a venire a investire proprio in Calabria, la terra dove ogni scempio sembra possibile. Cuzzocrea parla ancora del carattere “fantascientifico e ridicolo” delle proposte alternative alla centrale a carbone, tra cui la costruzione di un impianto turistico al posto della Liquidchimica che per il presidente degli industriali reggini comporterebbe “enormi costi di bonifica” impossibili da sostenere dagli enti locali. È vero che attualmente la Regione Calabria si è dimostrata incapace di gestire i fondi strutturali europei e di attirare ogni forma di investimento, ma ciò non vuol dire che la prossima amministrazione non si mostri capace di gestioni più illuminate. Ci si domanda inoltre perché mai gli investitori privati, magari gli stessi che vogliono puntare tutto su una fonte d’energia obsoleta come il carbone, non debbano impegnare i propri capitali nella rivalutazione e sfruttamento del nostro immenso capitale turistico. Smettiamola dunque di veicolare l’idea che, essendo stata la Calabria fanalino di coda dello sviluppo per troppo tempo, dobbiamo accontentarci di qualsiasi briciola lanciata dagli investitori stranieri a costo del bene prezioso della salute e del rispetto dell’ambiente. Le alternative allo scempio ci sono e sono supportate da studiosi e associazioni di ogni natura: il dibattito su come implementare le potenzialità del territorio basando le alternative al carbone sulla tutela e la valorizzazione delle risorse ambientali, turistiche, archeologiche e artistiche è appena cominciato. Siamo sicuri che anche questo tentativo di sfregiare la nostra terra verrà fermato con le armi del buon senso e della partecipazione civile”.

E’ quanto scrive in una nota stampa Giuseppe Longo, consigliere Provinciale di Reggio Calabria.

Redazione

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