.Un vero e proprio terremoto politico: 23,79% al Senato e il 25,55% alla Camera dei Deputati. Grillini primo partito a Montecitorio, seppure solo per pochi voti rispetto al Pd. Al centrosinistra va il premio di maggioranza solo grazie all’alleanza con Sel inchiodato al 3,2%, con un + 0,4% in più, comunque sufficiente per tenere distante il blocco PdL-Lega e loro alleati. Il divario tra le due coalizioni alla fine è di appena 120 mila voti.
Ma le urne restituiscono un Paese ingovernabile. Nessuno è in grado di arrivare a quella “quota 158” al Senato che significa maggioranza assoluta e di conseguenza possibilità di nascita e sopravvivenza di un Governo.
Il tutto mentre il segretario del PdL, Angelino Alfano, nel cuore della “notte” ha chiesto al Ministero di dichiarare il “too close to call”, come avviene negli Usa: scarto troppo ridotto per proclamare un vincitore.
I grillini vengono ora tirati per la giacchetta e chiamati ad assumersi le responsabilità istituzionali che derivano dall’avere raccolto il consenso di un elettore su quattro. Ma Beppe Grillo, nel videomessaggio diffuso quando il quadro era ormai sufficiente chiaro, ha già smontato questa prospettiva. “Non faremo inciuci, in Parlamento daremo scappellotti a tutti”.
Per il resto Monti e soci sono ininfluenti. In Italia non votano le banche e la Merkel. E il Professore farà bene a rassegnarsi. Fuori Ingroia e Giannino.
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