Gianni Alemanno ha preso tempo, provando a dettare le sue condizioni, conscio che una via d’uscita da Roma (verso il Parlamento), alla luce dei sondaggi negativi, potrebbe anche giovargli. “Se io mi faccio da parte, però – ha risposto – il candidato del PdL non deve arrivare dalle file degli ex An. Anzi, potrebbe essere proprio un esterno”. In questo modo, Alemanno potrebbe fare il gesto di ritirarsi di fronte a un nome capace di allargare la coalizione, “guardando” ad un accordo con l’Udc. Nei mesi scorsi aveva molto puntato su Luigi Abete, presidente di Bnl e di Cinecittà studios, che però non ha trovato l’accoglienza sperata, sia dall’attuale sindaco che dallo stesso Abete. Una candidatura, dunque, che pare tramontata. Così come quella di Giovanni Malagò, presidente del Circolo Canottieri Aniene. Rimane il nome di Giorgia Meloni, che rappresenta ciò che Alemanno vorrebbe evitare. L’ex Ministro, però, è giovane, ha un profilo più nuovo e un ottimo radicamento in città. Tre giorni fa, l’ex assessore alla cultura Umberto Croppi aveva maliziosamente ipotizzato. “Alemanno parla di primarie, sicuro che non si faranno. La Meloni, però, potrebbe batterlo o metterlo in seria difficoltà”.
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