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Cirò Marina, Simona Caparra racconta Mario La Cava

 È passato quasi un quarto di secolo da quando è morto MarioLa Cava, lo scrittore di Bovalino, che condusse “una vita discreta e appartata anche geograficamente” come scrisse P. Petroni. Eppure questi ultimi anni son passati inosservati soprattutto in Calabria, non un cenno sulla stampa locale, non un minimo di ricordo dalle istituzioni, come se niente fosse accaduto, come se uno dei nostri “Calabresi” non fosse manco esistito, seppur tanto apprezzato da tanti amici scrittori, giornalisti e poeti di rango quali Leonardo Sciascia, Italo Calvino, Elio Vittoriani, Giuseppe Bonaviri, Walter Pedullà,  Carlo Carlino, Giorgio Caproni, Corrado Augias e tanti altri. Solo, e meno male, la pubblicazione da Rubbettino del libro diLa Cava, l’inedito “I racconti di Bovalino” presentato, pensate un po’, a Torino, qualche anno fa, nella Sala delle Colonne del Comune, nell’ambito di un incontro culturale dal tema “Realismo poetico e impegno civile nella narrativa di MarioLa Cava” con una relazione, tra le altre, di Giorgio Barberi Squarotti. Dalla Calabria silenzio, e non c’è da meravigliarsi, perché, per dirla con le parole di Pasquino Crupi, “è difficile, nei tempi tanto moralmente devastati, che chi non ha avuto protettori in vita conquisti da morto la memoria perpetua, come perpetuo è il moto del mare, che sa di sale, non di letteratura”. Eppure Mario La Cava non fu scrittore da poco, anche se meridionale, anche se calabrese e forse troppo attaccato al suo nido Calabria, anche se morto povero così come era vissuto. Non fu scrittore da poco e con i temi e contenuti tipici dell’uomo meridionale: la passione, la giustizia, anche l’attaccamento alla roba ( tema dovuto alle sue giovanili letture verghiane), la resistenza al dolore e alle avversità, la storia e la dignità degli umili,La Cava, come ebbe a scrivere, non voleva assolutamente “documentare alcunché, ma esprimere poeticamente, secondo le mie forze, un sentimento tragico della vita, desunto dalle mie esperienze di vita e da quelle della gente calabra in mezzo alla quale vivo”. La sua prima opera è iniziale di questi caratteri e sentimenti e si intitola, appunto, “Caratteri” (1939). Seguono: Memorie del vecchio maresciallo (1958),  Mimì Cafiero (1958), Vita di Stefano (1962), Una storia d’amore (1973), I fatti di Casignana (1974), il lungo racconto del 1932 ma completato e pubblicato nel 1977 “Il matrimonio di Caterina”, dello stesso anno “Ragazza del vicolo oscuro”, Terra dura (1980) e Viaggio in Egitto ed altre storie di emigranti (1986). Tre racconti (1987). Postuma, del 1999, è la pubblicazione dall’Editore Donzelli di Roma de “La melagrana matura”. Non fu solo scrittore ma anche prolifico giornalista, collaboratore del Corriere della sera,La Stampa, Paese Swera, Il Mattino,La Nazioneed altri. Finì la sua esistenza letteraria nel 1988 con “Una stagione a Siena”. L’ultimo suo romanzo che è il suo diario di vita dove non ci sono i poveri, i contadini, gli umili, i derelitti della terra calabra, ma c’è MarioLa Cava, povero e giovane calabrese studente a Siena, scrittore esordiente in Calabria negli anni del Fascismo. Quasi 25 anni son passati dalla morte diLa Cava“alta coscienza del popolo calabrese, un maestro di vita sociale”, come lo definì Rosario Olivo in occasione del primo anniversario della scomparsa. Ma la sua Calabria non deve scordarlo. Per fortuna c’è chi lo ricorda e lo vuol raccontare.  È Simona Caparra, giovane docente di Lettere di Cirò Marina, legata allo scrittore di Bovalino da vincoli di parentela, la quale, il prossimo 4 maggio presso il Cafè Lilius della città di Apollo Aleo, durante un conviviale letterario organizzato dal poeta e scrittore Luigi Ruggiero,“Racconta MarioLa Cava– Un uomo, una vita, una storia di Calabria”. Grazie all’amica Caparra che vuol rompere un muro di silenzio che si è alzato in modo inesorabile ed inspiegabile in questi anni e non solo nei confronti di MarioLa Cava. Scriveva qualche anno fa la giornalista Annarosa Macrì, in un servizio dedicato agli scrittori calabresi, che “c’è un silenzio della poesia e della letteratura, in questo momento, in Calabria. Le Sirene, insomma, non cantano più. O siamo noi che non riusciamo più ad ascoltarle? Vale la pena di domandarsi che cosa sia successo ad una regione che fino a ieri è stata munifica di doni letterari e adesso, alla lettera, pare che non abbia più niente da dire”. Non è vero, non può essere vero e la giovane Simona Caparra ne è la conferma.

Redazione

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