”Ridateci il corpo di nostro figlio. Portate avanti sul serio le indagini. Combattete veramente e non con titoli giornalistici e metafore questa mafia che opprime le nostre esistenze”. E’ quanto scrivono, in una lettera appello indirizzata ai giornali, agli organi dello Stato e delle forze dell’ordine e alle associazioni antimafia Domenico e Maria Cristina Penna, genitori di Michele Penna, l’assicuratore di 30 anni scomparso il 19 ottobre del 2007 a Stefanaconi (Vv).
”Scopo di questa nostra lettera – proseguono i genitori di Penna – è sicuramente rendere noto quanto avviene in questo lembo di Calabria ma soprattutto quello di sensibilizzare le istituzioni affinché rendano definitivamente giustizia al nostro dolore e le persone oneste affinché ci aiutino in questa esortazione che da anni muoviamo inascoltati”.
La ”lettera-appello alle istituzioni e ai cittadini onesti” si conclude con un ennesino accorata richiesta. “Aiutateci tutti – scrivono – in questa battaglia che da soli non potrà mai essere combattuta e che ha necessita’ di essere pretesa da tutti i cittadini onesti di questa abbandonata provincia”.
Più volte sono stati effettuati tentativi per la ricerca del corpo di Michele Penna, vittima della lupara bianca e per l’omicidio del quale sono state emesse già due condanne per omicidio, scavando nelle campagne di Stefanaconi. Ma le ricerche non hanno ancora approdato a nulla. Un caso per molti versi simile a quello dell’elettrauto di Gioia Tauro (Rc) e a tanti altri “comuni” in Calabria.
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