“La situazione appare tranquilla. Noi continuiamo a monitorare il loro viaggio verso Misurata”. A rassicurare le famiglie dei pescatori siciliani letteralmente sequestrati dalle autorità libiche, sono le parole del capitano Vittorio Alessandro, capo dell’ufficio relazioni esterne del comando generale delle Capitanerie di Porto.
L’Aurora e l’Asia, sequestrati ieri mentre erano impegnati in operazioni di pesca, si trovavano a circa 35-40 miglia dalla città libica di Misurata, in acque internazionali secondo gli equipaggi italiani, ma di cui da sempre rivendicano la competenza i libici.
Un ennesimo caso di “scontro nei mari” tra Italia e Libia. Una vicenda che si auspica venga conclusa al più presto e che riporta d’attualità il tema dei rapporti bilaterali tra il nostro Paese e le nuove autorità nordafricane. Fa specie pensare che gli Italiani, in particolare i siciliani, siano stati così ospitali durante la guerra di Libia, con i tanti clandestini giunti sulle nostre coste e che l’Italia abbia concorso alla liberazione dalla dittatura del rais. Fa specie per il trattamento riservato e per l’ennesimo silenzio del Governo che dimostra la poca autorevolezza internazionale.
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