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Forze dell’ordine allo sbando vergogna abusi in caserma

Clima di violenza all’interno della Caserma Polifunzionale di Spinaceto, quella dell’ormai famigerata “anestesia”, la pratica al confine tra il sadismo e il nonnismo con cui il reparto d’élite della polizia di stato dà il benvenuto ai suoi agenti scelti. Documenti inequivocabili, nei quali un agente descriveva con precisione i comportamenti borderline del collega Fernando Olivieri, il leader del “gruppo fuori controllo che detta legge all’interno della Caserma”, peraltro già indagato per lesioni e minacce dalla procura di Roma. Scriveva l’agente, il 12 gennaio del 2007, in una lettera indirizzata “Al Signor comandante del Nocs. Chiedo alla S. V. tutela della mia dignità umana e della mia professionalità, in quanto tale situazione perdura ormai da troppo tempo e non so più cosa fare per arginare comportamenti illegittimi e intollerabili”. In quell’occasione, l’agente era stato aggredito verbalmente mentre si trovava a bordo di un furgone trasporto personale sniper, in attesa di andare al poligono di Castel Sant’Elia per una normale esercitazione. Un episodio minore che però faceva seguito a numerosi altri di entità decisamente più rilevante come quella volta che “l’Olivieri mi colpì con una testata al volto durante un addestramento a Chiusi” o quella in cui, sempre l’Olivieri, “colpì con due pugni al volto l’agente scelto Claudio Casoli, durante l’orario di servizio nei vecchi uffici di Castro Pretorio”. Una serie interminabile che si sarebbe protratta fino al dicembre 2010, il giorno in cui, dopo l’ennesimo pestaggio, stavolta subìto in mensa, l’agente decise di cominciare a raccogliere prove in vista di una denuncia in procura, convinto di trovare terreno fertile anche in ragione del fatto che Olivieri aveva avuto numerosi precedenti in tal senso e tra questi una rissa, particolarmente violenta, con un istruttore di judo, Paolo De Carli, che di lì a qualche tempo si sarebbe suicidato in preda ad una crisi depressiva. Prima di cominciare a raccogliere le prove, però, l’agente si premurò di avvertire nuovamente il “Signor direttore del Nocs” dei comportamenti di Olivieri. “Un collega – scrisse quel giorno l’agente – mi fissava e contemporaneamente mi sorrideva vistosamente (…) Ricambiavo lo sguardo con un saluto e lui inspiegabilmente stizzito dal mio gesto mi insultava ad alta voce con parole testuali: “Che cazzo ti saluti?”. Di lì a pochi istanti la situazione degenerò, e ne scaturì il pestaggio (all’agente vennero “refertati” 108 giorni di malattia). Va detto che le relazioni inviate al comando non furono del tutto ignorate. Di lì a poco infatti, l’agente denunciante venne messo alla porta, trasferito per incompatibilità ambientale.

Redazione

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