Quando una comunità ferma lo sguardo dentro lo specchio della propria memoria, scopre di essere al centro della storia e ritrova la propria anima. Il canto corale di “Pietre di pane” (Quodlibet), il nuovo libro di Vito Teti, cantore dell’anima lacerata dei luoghi abbandonati della Calabria, ha compiuto questa mimesi. Lo sradicamento esistenziale di chi parte e di chi rimane si ricompone come tessere di un mosaico e succede che “a volte i sassi hanno forma di pane”. Il titolo si ispira al testo di Corrado Alvaro “Pane e pietre”. Il pane è l’umanità delle pietre con le quali sono state edificate i paesi come San Nicola da Crissa, e in cui la diaspora del Novecento ritrova il suo genius loci, perché ha dato vita alla estetica della ‘restanza’, codificata da Vito Teti: un’interrogare la storia e un interrogarsi sul significato del restare, ma anche sul lavoro e sul viaggio che attende l’antropologo che ha a che fare con il villaggio globale in un luogo che come tanti ha sofferto il destino di identità sdoppiata, lacerata dall’emigrazione. Un secolo di memorie che hanno visto una trasformazione radicale del mondo. Il viaggio si compie non più orizzontalmente, non in senso fisico, ma metafisico, nella profondità del tempo, nello spazio geografico proiettato sullo sfondo della memoria e sulle orme del padre Nicola, emigrato in Canada. Così San Nicola da Crissa è entrato in una nuova dimensione, trasfigurato dall’occhio ‘astigmatico’ di Teti, viaggiatore e narratore dei reperti di un’anima recisa che si è estesa altrove. Una tautologica condizione esistenziale che accompagna chi nasce in Calabria. Terra di erranza, in movimento non solo tellurico, che però sa riconoscersi e ritrovare se stessa quando si parla il linguaggio delle Pietre di pane. Vito Teti (docente di Antropologia all’Unical) partendo non più dalla scoperta dell’Altro, ma operando un’anamnesi con la tecnica del rispecchiamento, ha fatto assurgere il suo paese natale a metafora esistenziale e ontologica della Calabria, attraverso le esistenze che hanno attraversato il tempo e lo spazio alla ricerca di una nuova identità fondando un’altra San Nicola, identica e diversa. La storia di ripete. Così come avvenne nella Magna Grecia. Il libro è stato presentato nei giorni scorsi nell’agorà della comunità (piazza Crissa) da dove lo sguardo spazia, adottando una formula innovativa, con immagini d’epoca, letture e commenti. Oltre all’autore, hanno partecipato il tenore Alessandro D’ Acrissa, che ha recitato brani e racconti tratti dal libro, Rosanna Infante, con un excursus sul significato di Pierte di pane, lo scrittore Damiano Pietropaolo, che ama definirsi un emigrante ritornato a casa, Vito Antonio Malfarà, costruttore di chitarre battenti e cantastorie, e Angela Galloro, erede delle memorie della nonna, madre dell’autore. Sono intervenuti inoltre il sindaco Pasquale Fera e Giuseppe Condello (consigliere provinciale). L’iniziativa, come ha spiegato il sindaco Fera, farà parte di un progetto che verrà portato in tutte le scuole del territorio provinciale. Tra i presenti anche il consigliere della Provincia di Roma Nicola Galloro e il prof. Francesco Martino (Università “La Sapienza” di Roma, Facoltà di Medicina e Chirurgia, dipartimento di Pediatria).
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