Maria Concetta Cacciola, la 31enne testimone di giustizia suicidatasi alcuni giorni fa, avrebbe dichiarato ai magistrati antimafia di Reggio Calabria di avere paura per la sua incolumità e per quella dei suoi figli. La donna aveva deciso di collaborare con la giustizia perché voleva che i figli vivessero la loro vita lontano dagli ambienti di ‘ndrangheta. Dalle sue dichiarazioni gli investigatori sarebbero riusciti a scoprire alcuni bunker a Rosarno, nel Reggino, città di provenienza della donna, legata da rapporti di parentela al boss Gregorio Bellocco. Cacciola non era accusata di nessun reato, ma nel maggio scorso aveva chiesto di essere sentita dai magistrati della Dda reggina proprio perché voleva per i suoi figli un futuro diverso. Gli stessi investigatori hanno dipinto Maria Concetta come una donna forte e coraggiosa. La sua morte, anche per questo motivo, ha colto di sorpresa gli inquirenti. La donna aveva lasciato il sito protetto il 10 agosto rinunciando, senza spiegazioni, alla protezione per ritornare a Rosarno e riabbracciare i figli. Proprio nella casa dei suoi genitori la donna si sarebbe chiusa nel bagno e avrebbe ingerito dell’acido muriatico. Soccorsa dai familiari è stata trasportata d’urgenza all’ospedale di Polistena dove è morta a causa delle ferite interne.
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