Usa, l’incubo default è finito i mercati esultano

La minaccia che incombeva sull’economia mondiale si dissolve. Sono le ore 20:040 a Washington (le 02.40 del mattino in Italia) quando Barack Obama dà l’attesa notizia alla nazione, al culmine di una domenica di spasmodica attesa: “Mancano ancora delle importanti votazioni al Congresso, ma voglio annunciare che i leader dei due partiti, nelle due Camere, hanno raggiunto un accordo che ridurrà il deficit ed eviterà il default, un default che avrebbe avuto un effetto devastante sulla nostra economia. Comincia a diradarsi l’incertezza che pesava sulla nostra economia”.  capo dei democratici al Senato, Harry Reid, parla di “storico compromesso bipartisan che mette fine a uno stallo pericoloso”. Il presidente della Camera, il repubblicano John Boehner, attribuisce al suo partito una sostanziale vittoria: “Non c’è nulla in questo accordo che contraddica i nostri principi. Abbiamo ottenuto che non ci siano nuove tasse”. I mercati reagiscono subito positivamente, con un rialzo delle Borse asiatiche, le prime ad aprire mentre giunge la notizia dell’accordo di Washington. Il primo effetto dell’intesa – sempre che oggi ottenga i voti necessari alla Camera e al Senato – è di rialzare il tetto del debito pubblico, giusto in tempo perché il Tesoro sia autorizzato a lanciare nuove emissioni di titoli pubblici. Non s’interromperà il regolare pagamento di stipendi, pensioni, cedole sui titoli di Stato, come rischiava di accadere da stasera. Il rialzo del tetto del debito da parte del Congresso – una condizione necessaria negli Stati Uniti in virtù di una legge del 1917 – è previsto in due tempi. Una prima tranche di aumento, pari a 900 miliardi di dollari, deve scattare subito, accompagnata da immediati tagli di spese pubbliche pari a 917 miliardi. La seconda tranche di aumento del tetto del debito, tra i 1.100 e i 1.500 miliardi, è condizionata a nuovi tagli di spese per un ammontare equivalente, che devono essere definiti da una commissione paritetica nominata dai quattro leader democratici e repubblicani di Camera e Senato. Qualora quella commissione non arrivi a un accordo in tempo utile, scatteranno tagli automatici suddivisi per il 50% sulle spese di difesa e per il 50% su spese sociali incluso il Medicare (assistenza sanitaria agli anziani). Insieme al sollievo per lo scampato pericolo, nelle prime reazioni spiccano i malumori di molti parlamentari delle due frange più radicali: l’ala sinistra del partito democratico e alcuni esponenti della destra anti-tasse che fa riferimento al Tea Party. Questi ultimi avrebbero voluto una norma costituzionale sull’obbligo di pareggiare il bilancio. Ma è soprattutto a sinistra che i malumori si fanno sentire. Nancy Pelosi, capogruppo dei democratici alla Camera, non ha voluto fare previsioni sull’esito del voto di oggi: “Esaminerò la proposta legislativa col mio gruppo parlamentare, per vedere quale livello di sostegno possiamo raggiungere”. In quanto al presidente della Camera, il repubblicano Boehner, deve riuscire a raccogliere almeno la metà dei suoi 240 deputati. Oltre che nel segno di una manovra economica fortemente restrittiva, e senza nuove tasse, la destra è vittoriosa anche per il metodo: è riuscita a creare un precedente, trasformando in uno strumento di ricatto sul presidente quell’autorizzazione di aumento del debito pubblico che in passato era un atto dovuto e di routine, visto che il debito è la risultante di leggi di spesa già approvate dallo stesso Congresso.

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