Gioia Tauro, i Piromalli ed i Molè beneficiano di sconti di pena

Fortemente ridotte le pene in Corte d’Appello a Reggio Calabria nell’ambito del procedimento “Cent’anni di storia”. Assolto Gioacchino Piromalli, classe 1934, che, in primo grado, aveva rimediato una condanna a 10 anni e 8 mesi di reclusione. E’ questa la riforma più significativa operata dalla Corte  (Lilia Gaeta presidente, Natina Pratticò e Daniele Cappuccio a latere) nell’ambito del procedimento “Cent’anni di storia”, che vedeva alla sbarra presunti elementi di spicco delle cosche Piromalli e Molè, da sempre egemoni nel territorio di Gioia Tauro. Oltre all’assoluzione di Gioacchino Piromalli, per il quale i giudici hanno ordinato l’immediata scarcerazione se non detenuto per altra causa, la Corte, al termine di una lunga camera di consiglio, ha rideterminato praticamente tutte le pene inflitte in primo grado dal Gup al termine del processo celebrato con il rito abbreviato: Domenico Stanganelli passa da 10 anni e 8 mesi a 6 anni e 8 mesi, anche Antonio Piromalli (classe 1972) ottiene lo stesso “sconto” di 4 anni rispetto alla condanna di primo grado, Antonio Stanganelli passa da una condanna a 8 anni di reclusione a quella di 6 anni e 8 mesi di reclusione. Rideterminazioni anche per le donne e per i giovani alla sbarra: Caterina Albanese e Valeria Mesiani Mazzacuva passano da una condanna a 6 anni e 8 mesi di reclusione a quella che le condanna a 4 anni di reclusione ciascuno. I due Antonio Molè (classe 1989 e classe 1990) se la cavano, invece, con 3 anni e 6 mesi ciascuno, a fronte di una condanna a 6 anni e 8 mesi rimediata in primo grado. Per Gioacchino Arcidiaco l’avvocato generale dello Stato, Franco Scuderi, aveva richiesto l’assoluzione: una decisione che la Corte non si è sentita di prendere, rideterminando, comunque, la pena da 6 anni e 8 mesi a 3 anni e 4 mesi. Assolto, così come avvenuto in primo grado, l’avvocato Gioacchino Piromalli, classe 1969: nonostante la richiesta di condanna a 9 anni di reclusione, formulata da Scuderi, la Corte ha ritenuto che il fatto contestatogli non costituisca reato. Cospicue riduzioni di pena, dunque, per gli imputati, quasi tutti assistiti dall’avvocato Francesco Calabrese del Foro di Reggio Calabria. Con l’indagine “Cent’anni di storia”, gli inquirenti andarono a indagare sulle cosche Piromalli e Molè, un tempo alleate, ma oggi contrapposte, dopo l’omicidio del boss Rocco Molè, avvenuto l’1 febbraio del 2008. Oltre a questo filone, che riguarda i soggetti che hanno scelto il rito abbreviato, a Palmi, invece, si è celebrato il processo ordinario, con la condanna di alcuni “colletti bianchi”, tra cui l’imprenditore Pietro D’Ardes, condannato a 11 anni di reclusione a causa delle sue attività poco chiare all’interno del Porto di Gioia Tauro. Insieme a D’Ardes furono condannati anche Giuseppe Alvaro (12 anni di reclusione), Antonio e Natale Alvaro (condannati a 9 anni ciascuno), Giuseppe Mancini (condannato a 9 anni e 6 mesi) e Gianluigi Caruso (condannato a 5 anni). Nell’indagine furono coinvolti anche il sindaco di Gioia Tauro, Giorgio Dal Torrione (in foto), il suo vice, Rosario Schiavone, e il sindaco di Rosarno, Carlo Martelli: giudicati in procedimenti separati, vennero tutti e tre assolti. Con riferimento al processo d’appello, per tutti gli imputati, la Corte ha escluso l’aggravante di cui al sesto comma dell’articolo 416bis (l’aver reinvestito i soldi provenienti da illeciti proventi). Le forti riduzioni ottenute dalle donne e dai giovani alla sbarra si spiegano con il riconoscimento delle attenuanti generiche messo in atto dalla Corte.