Palermo, il dramma di Francesco Cardella che ha perso due figlie e quattro parenti nell’inferno dell’A3 a Mileto

Francesco Cardella, 32 anni, palermitano del quartiere Sperone, ha visto infrangersi per sempre le speranze di una vita migliore. Detenuto per spaccio da quasi un anno, aspettava da tre settimane nel carcere di Paola in provincia di Cosenza la visita dei familiari ma il caso o il destino, si sono messi di traverso e martedì 14 giugno alle tre del pomeriggio un terribile incidente sulla Salerno Reggio Calabria ha cancellato passato, presente e futuro di Cardella e della sua famiglia. Cardella è uno dei tanti che tirano a campare, abita in via Ventisette Maggio nel popolare quartiere Sperone della metropolita Palermo, una delle strade principali del quartiere che rimanda alla data dell’ingresso di Garibaldi ma che negli ultimi anni è stato il luogo più gettonato nei blitz delle forze dell’ordine assieme a piazza Ignazio Calona. Nel corso di un’operazione antidroga del maggio 2010, che porta al sequestro di un chilo e mezzo di hashish e di 11 mila euro frutto dell’attività di spaccio, viene arrestato e condannato ad un anno e quattro mesi di carcere. All’inizio è detenuto all’Ucciardone di Palermo ma presto viene trasferito in Calabria, a Paola. Per mesi il suo avvocato cerca di farlo avvicinare alla famiglia ma il Dipartimento amministrazione penitenziaria risponde sempre picche. Stando ai rumors della Giustizia il trasferimento (e l’allontanamento) di Cardella sarebbe stato causato da una lite con una guardia carceraria ma ufficialmente si accenna a “Problemi ambientali in carcere”. Sono mesi difficili anche per i suoi familiari che più volte vanno a fargli visita, a 600 chilometri di distanza. E anche martedì 14 giugno sono decisi. Partono in auto all’alba dallo Sperone di Palermo in sei: la moglie di Cardella, Antonella Laurendino, 25 anni, con le figlie Patrizia, 2 anni e Lucia 8, la nonna Patrizia Cirincione di 46 anni e gli zii Francesco Laurendino di 27 anni e Gianluca Riolo di 22. Nessuno di loro però riesce ad entrare nel carcere di Paola, una guardia carceraria contesta la mancanza di un documento, un nullaosta o qualcosa di simile per poter accedere al colloquio con il parente detenuto. Le bambine non sentono ragioni e vogliono vedere il padre dopo quasi un mese dall’ultima volta ma non c’è niente da fare; sono costretti a fare dietrofront e tornare a Palermo. Alle tre del pomeriggio, fra Rosarno e Mileto, in provincia di Vibo Valentia in uno dei tanti tratti della Salerno Reggio dove si procede su un’unica carreggiata a doppio senso di marcia, un tremendo impatto frontale con un tir distrugge la loro auto e le loro vite. “Da sei anni dirigo la Polstrada di Vibo Valentia e non avevo mai visto un incidente così devastante”, ha dichiarato il dirigente della polizia Pasquale Ciocca. Si salva solamente la madre delle bambine Antonella Laurendino, ricoverata nell’ospedale di Polistena (RC) con la milza asportata, il bacino spostato e altre fratture. Forse ancora oggi non sa/non vuol sapere quel ch’è accaduto alla sua disgraziata famiglia. Una famiglia “invisibile”. Come il mondo che la circonda.

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