Vibo Valentia, a cinque anni dall’alluvione del 3 luglio 2006 tutto in alto mare

La tragedia del 3 luglio 2006, il violento nubifragio, i tre morti lungo la statale 18 sulla quale si è abbattuta una valanga di fango e detriti che ha travolto e ucciso Salvatore Gaglioti di 16 mesi e la guardie giurate Ulisse Gaglioti (zio del piccolo) e Nicola De Pascale. Momenti drammatici le cui responsabilità sono state messe a fuoco dall’inchiesta della Procura della Repubblica di Vibo Valentia. L’inchiesta ha evidenziato presunte responsabilità in relazione all’abusivismo edilizio, alla scarsa o inesistente regimentazione delle acque meteoriche, al mancato controllo del territorio e ad una gestione dello sviluppo urbanistico piuttosto “allegra”. Ha posto gli accenti in maniera piuttosto marcata sulla mancata osservanza della normativa imposta dal Piano di assetto idrogelogico (Pai), che impone agli enti “proprietari o detentori a qualsiasi titolo di reti infrastrutturali (viabilità, metanodotti, oleodotti, ferrovie, acquedotti), tra l’altro, di adottare entro ventiquattro mesi dall’approvazione del Pai, un programma per la messa in sicurezza delle rispettive reti nei punti di criticità individuati dal piano di assetto idrogeologico, previa verifica delle esistenti infrastrutture e delle vie di comunicazione che attraversano le zone con pericolo di inondazione, di frane e di erosione costiera. La Procura si è soffermata in particolare sulla causa che ha originato la valanga mortale di fango e detriti che si è abbattuta sulla statale 18 nel tratto di strada che da Vibo Valentia porta al Porto. Una “palla” d’acqua la mattina del violento nubifragio (3 luglio 2006) si è concentrata lungo via Cocari, nella parte alta della città, determinando una esondazione delle acque che a loro volta si sono riversate sulla strada privata della lottizzazione di località Zufrò (già al centro di precedenti indagini e sequestri da parte della Guardia di Finanza che hanno portato alla luce una massiccia urbanizzazione in zona agricola e uno scarso se non inesistente piano di urbanizzazione), da dove è partita una colata di fango e detriti che si è riversava sulla statale 18. Situazione resa ancora più grave dalle acque del torrente Suveri, pressoché interrotto in corrispondenza dell’ex tracciato delle Ferrovie Calabro Lucane, al punto da determinare una grande frana anch’essa abbattutasi sulla statale 18 proprio nello stesso punto dove era in atto la colata di fango. Un mix micidiale che ha spazzato via in due momenti diversi il piccolo Gaglioti e le due guardie giurate mentre a bordo delle loro auto stavano percorrendo la strada. Dopodomani saranno cinque anni e tutto è ancora in alto mare con rimborsi alle aziende ancora parziali, con rimborsi alle famiglie colpite ancora parziali. Cinque anni con quell’incubo che torna ogni volta che la pioggia cade più forte ed incessante…