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Napoli, il pool anti camorra costretto a viaggiare in metro

Il sistema giudiziario italiano è in rosso, complice anche un accanimento nei confronti di situazioni davvero ininfluenti ed artitificiose. La macchina giudiziaria paga quindi la crisi economica tant’è che i magistrati di Napoli sottoposti a tutela (il procuratore, gli aggiunti e i sostituti della Dda) sono costretti a lasciare l’ufficio entro le 18:00 o a tornare a casa con mezzi propri, con tutti i rischi per la sicurezza che questo comporta. Il Ministero della Giustizia, infatti, non riesce più a garantire agli autisti il pagamento dello straordinario: problema simile a quello dei cancellieri, che già da mesi terminano il loro lavoro alle ore 15:00. In queste condizioni, le difficoltà per i pm anticamorra sono enormemente aumentate. Da ieri molti uffici della Procura dalle 18 sono vuoti. I magistrati che avevano necessità di trattenersi in ufficio per motivi di lavoro hanno fatto rientro a casa in taxi o addirittura con i mezzi pubblici, dal momento che alcuni di loro abitano in provincia e il costo del taxi sarebbe troppo oneroso. “Dite a Peppe Setola e a Michele Zagaria – è lo sfogo di un pm del pool che indaga sul clan dei casalesi – che, se mi cercano, possono trovarmi alla stazione della Circumvesuviana dalle ore 07:00 di sera. Non molto sicura per noi, ma almeno qualcosa che ancora funziona”. Ma la penuria di fondi per la giustizia si fa sentire anche su altri versanti: i magistrati sono costretti a portarsi da casa persino il materiale di cancelleria. Il procuratore, Giovandomenico Lepore, è sconfortato: “Dopo numerose sollecitazioni, dal Ministero è arrivato un fax in cui è scritto che alla firma del Ministro Tremonti c’è un provvedimento che dovrebbe consentire il pagamento degli straordinari. Non si sa se e quando Tremonti lo firmerà. Ho girato il fax al dirigente generale e agli autisti, nella speranza di convincerli a tornare al lavoro: più di questo non posso fare. Il problema riguarda anche me: ieri, per tornare a casa, ho dovuto farmi prestare un’auto dai carabinieri. Per una volta si può fare, ma non può essere questa la soluzione. Anche i carabinieri di auto ne hanno poche”.

Redazione

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