Per fortuna c’è Giorgio Napolitano

I vivissimi, prolungati applausi a Giorgio Napolitano, quelli della sua prima entrata nell’aula in qualità di Presidente della Repubblica, continuano, da quando ha pronunciato “Giuro di essere fedele alla Repubblica  e di osservarne lealmente la Costituzione”. Da quando nel suo discorso comprendeva anche, il valore del lavoro come base della Repubblica democratica, “riconoscimento concreto del diritto al lavoro, ancora lontano dal realizzarsi per tutti”. Propositi di un grande uomo per un’Italia nuova,  ma che nel tempo e in poco tempo vide il susseguirsi di parlamentari incapaci del compito assunto, di Ministri che tra l’altro prendendo possesso delle poltrona al Parlamento e la scambiano per proprietà privata, maltrattando anche il Popolo che li ha eletti, seminando solo vergogna nel mondo. Per fortuna c’è  ancora qualche Uomo saggio tra quelli del passato dal nome Giorgio Napolitano Presidente della nostra Repubblica che con molto tatto e intelligenza cerca di attutire i colpi che si ricevono giorno dopo giorno. Voi andate pure a Pontida a piangere sui colpi ricevuti, preparatevi per i prossimi quelli più pesanti. noi sventoleremo sempre il tricolore italiano quale bandiera nazionale, quella nata a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797 e  riconosceremo l’unico Emblema della Repubblica Italiana, quello del 5 maggio 1948. E insieme al Presidente ci uniamo alle 12 mila persone dell’Arena di Verona e cantiamo ancora e sempre quell’l’Inno  che il giovane Mameli ha scritto nel 1847e musicato da Michele Novaro.