Cittanova, colpito l’impero della famiglia Giovinazzo

La Piana di Gioia Tauro messa sotto sopra: otto imprese sequestrate, un valore di 30 milioni di euro, 37 indagati, responsabili, a vario titolo, dei reati di truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche, falso, emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti. E’ l’esito di una complessa indagine in materia di frode ai danni dell’erario scoperta dai finanzieri della Compagnia di Palmi insieme ai colleghi di Taurianova, nel Reggino. L’attività investigativa coordinata dal Procuratore della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo, e dal sostituto Salvatore Dolce, conclusa con il provvedimento disposto dal Gip del locale Tribunale, Paolo Ramondino, ha consentito di portare alla luce l’esistenza di un’associazione a delinquere, costituita da un gruppo di imprenditori perlopiù legati da vincoli familiari, che e’ riuscita negli ultimi dieci anni, reinvestendo, di volta in volta, le somme illecitamente acquisite, quali aiuti pubblici, a realizzare un vero e proprio impero economico. Si tratta di aziende operanti prevalentemente nel settore oleario e turistico – alberghiero, tutte direttamente o indirettamente riconducibili alla famiglia Giovinazzo, attiva su Cittanova e nella fascia aspromontana tirrenica della provincia di Reggio Calabria. La vicenda parte dai primi anni 2000 quando due società appositamente costituite, la Ascrizzi Gaetano e la Scam Srl, vengono utilizzate per sostenere un vorticoso giro di fatture per operazioni parzialmente o del tutto inesistenti accompagnato da fittizie movimentazioni bancarie, finalizzato all’unico scopo di creare, di fronte agli enti erogatori, una platea di costi inesistenti, così da ripianare, attingendo ai contributi pubblici erogati ai sensi della legge 488 del 1992, le casse della “Re. Gi. Olearia S.a.s.” e della nota struttura alberghiera “Uliveto Principessa Park Hotel”, il cui complesso – costituito, tra l’altro, da villette in stile mediterraneo, piscina, parco giochi ed impianti sportivi – si caratterizza per essere immerso in un ampio parco composto prevalentemente da ulivi secolari. Anche i profitti realizzati mediante la creazione di falsi crediti di Iva, da parte delle imprese riconducibili alla famiglia Giovinazzo, per ingenti importi, pari, all’incirca, a 5,4 mln di euro, vengono, conseguentemente, reimpiegati nella realizzazione delle due citate attività imprenditoriali. Gli organizzatori della truffa arrivano, così, solo per il lussuoso albergo “Uliveto Principessa”, a richiedere, tra il 2001 ed il 2006, erogazioni di denaro pubblico per oltre 7 milioni di euro. Di fatto, tuttavia, anche a seguito delle attività investigative sviluppate, sono stati effettivamente concessi per quell’attività turistica poco meno di 2 milioni di euro. Con riguardo al settore oleario, invece, le indagini hanno evidenziato come anche le ditte “G. M.” e “D. M. C.” in qualità di produttrici di olio di oliva e la “Olearia Casalnuovo Srl” congiuntamente alla “Re.Gi. Olearia Sas” (percettrice, altresì, fra il 1999 ed il 2002 di finanziamenti ex L. 488/92 pari ad oltre 520 mila euro su una spesa inizialmente prevista superiore al milione di euro), in qualità di acquirenti, si servivano di documenti fittiziamente emessi dal “Gruppo Giovinazzo Srl” (finanziato anch’esso con quasi 670.000,00 euro ex L. 488/92 su una spesa prevista di 978.000 mila euro) per la presunta molitura delle olive, al fine di conseguire tra il 1999 ed il 2010, indebiti contributi pubblici Agea pari, complessivamente, ad oltre 2,7 milioni di euro. Utili alle indagini sono risultate, inoltre, le segnalazioni dioperazioni bancarie sospette inviate alla Guardia di Finanza dall’attuale unità di informazione finanziaria della Banca d’Italia, tramite le quali si è potuto scoprire che numerosi trasferimenti di valori effettuati dalla “Scam” e dalla “Oliveto Principessa S.r.l.” attestavano falsamente, nei confronti della Banca incaricata di curare le singole istruttorie per i finanziamenti pubblici richiesti, il sostenimento di costi ed apporti di capitale proprio, in misura congrua alle prescrizioni del programma, al solo fine di consentire agli associati il conseguimento dei contributi previsti dalla legge “488”. Oltre alle menzionate aziende, sono, oggi, in sequestro l’elegante Hotel “Grimaldi Palace” di Cittanova, la Olearia “An.Lu.Gi. di Curinga Urbano & C. Sas” e la “I Falegnami di Chiaro Giuseppe & C. Sas”, anch’essa percettrice di contributi “488” per un importo superiore ai 640.000 euro (a residuo della spesa iniziale prevista in oltre 1,4 mln di euro), avendo utilizzato le false fatture emesse dalla Scam e dalla D.I. Ascrizzi Gaetano per l’effettuazione di “lavori in economia” che superano l’ammontare complessivo di 14,5 mln di euro circa. La prima, in particolare, (gestita comunque da soggetti riconducibili al “gruppo”), è stata attratta dalle indagini risultando cessionaria della “Great Southern Hotels & Residences Srl”, società, quest’ultima, finanziata con contributi pubblici per complessivi 273 mila euro, su circa 410 mila concessi (a fronte di una spesa inizialmente prevista pari a 1,2 mln di euro) avendo, nello specifico, utilizzato fatture false emesse dalla Scam Srl per oltre 980 mila euro per la realizzazione di opere murarie in realtà eseguite da soggetti diversi con fatturazioni distinte.