Herat, l’onda lunga di Bin Laden

Un altro attacco di kamikaze in Afghanistan. Obiettivo una base italiana ad Herat che ospita i teams impegnati nella ricostruzione del Paese (Prt). Bin Laden è morto, forse anche il Mullah Omar innescando falsi ottimismi sulla prossima disgregazione di Al Qaeda e delle cellule terroristiche ad essa legate, ma il terrorismo – anche forse solo malavitoso – seguita a colpire. La Nato, in Afghanistan e nelle aree tribali pakistane continua con attacchi aerei impiegando Drone con elevato rischio di danni collaterali e che ormai hanno stancato la popolazione afgana. L’attentato in Afghanistan segue quello al contingente militare in Libano ad un veicolo per il trasporto truppa (Vm) simile, a parte il colore e modeste modifiche strutturali, a quelli che transitano sulle strade italiane. Oggi, ad Herat, l’attacco ad una base che le notizie di stampa che si stanno accavallando, dicono essere dislocata al centro della cittadina, fra molte case adibite a civili abitazioni di cui talune in posizione dominante rispetto all’insediamento internazionale. Tutto accade, mentre il Presidente siriano Assad vicino agli estremisti libanesi Hezbollah ha probabilmente voluto mandare un segnale al contingente multinazionale che presidia i confini del sud del Libano con Israele, nel tentativo di allontanare da se stesso la pressione europea ed un prossimo auspicabile interesse internazionale dopo la fine dell’intervento in Libia. In Afghanistan quattro kamikaze si fanno esplodere subito dopo che Karzai ha chiesto alla Nato di non continuare con attacchi militari che comportino elevati rischi per la popolazione civile. L’evento di oggi dimostra che le milizie afgane che fra poco dovrebbero assumere il controllo autonomo della sicurezza nel Paese, forse non sono poi ancora in grado di gestire efficacemente la sicurezza e concorrere al contrasto del commercio della droga che proprio attraverso la Provincia di Herat segue una delle vie privilegiate per raggiunge l’Iran e l’Occidente. In Iraq, a Nassirja, per evitare di coinvolgere civili iracheni i militari italiani hanno avuto problemi nel contrastare l’attacco dei terroristi che nascosti fra la gente, dai ponti sull’Eufrate, hanno attaccato il presidio dei Carabinieri subito dopo l’attentato. Anche oggi ad Herat sembra che l’attacco kamikaze sia stato seguito da violento fuoco di fucileria sparato proprio da nuclei eversivi nascosti fra le abitazioni civili e quasi sicuramente anche in questo caso la possibile risposta dei militari, pur nell’assoluto rispetto delle regole di ingaggio, potrebbe essere stata seriamente compromessa dal possibile coinvolgimento dei residenti naturali nelle case intorno alla base. In Somalia, al ceck point Pasta, fu difficile contrastare l’attacco per non coinvolgere anche questa volta donne e bambini. Lessons Learned che dovrebbero suggerire una maggiore cautela nelle scelte e non indurre a facili ottimismi sull’immunità da qualsiasi offesa, peraltro poco giustificati dall’attuale impegno nazionale nelle missioni internazionali di Peace Keeping e Peace Enforcing.

Fernando Termentini

9 su 10 da parte di 34 recensori Herat, l’onda lunga di Bin Laden Herat, l’onda lunga di Bin Laden ultima modifica: 2011-05-30T09:40:14+00:00 da Redazione
Condividi su...
Share on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0