Don Ciotti definisce la Costituzione italiana il primo vero testo antimafia

Don Luigi Ciotti a Stefanaconi nell’incontro con gli allievi della scuola elementare incendiata il 29 maggio scorso, definisce la Costituzione italiana il primo vero testo antimafia e lo affianca, come riferimento fondamentale della sua vita e della sua missione, al Vangelo.

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Sono state a dir poco esemplari e cariche di tensione umana, etica e profetica, oltre che spirituale, le parole pronunciate ieri in mattinata (Palazzo Carullo) da don Luigi Ciotti, incontrando a Stefanaconi gli allievi della scuola incendiata da ignoti il 29 maggio scorso, insieme agli studenti del liceo classico di Tropea. Nella sala affollata anche da tanti genitori, da insegnanti e da cittadini, alle domande poste dagli studenti, con accanto il sindaco del comune di Stefanaconi Salvatore Di Sì, il coordinatore di Libera Vibo mons. Giuseppe Fiorillo e il dirigente scolastico Raffaele Vitale, le parole di esordio di don Luigi hanno fatto luce su un aspetto della Costituzione che non è emerso nel gran dibattito di questi giorni. Il fondatore di Libera ha affermato con determinazione che la nostra Costituzione italiana “è il primo vero testo antimafia!”. Nell’impeto del suo intervento che lo caratterizza il fondatore di Libera ha evocato la demagogia a cui ci ha abituati questo clamore mediatico con la deriva personalistica sublimata dalla retorica vetusta del salvatore di turno, che è indice del vuoto culturale e politico in cui si trova il Paese. In primo luogo don Ciotti ha richiamato l’importanza del ritrovare la dimensione collettiva: “Oggi qui non è venuto Luigi Ciotti, mi dispiace. Io rappresento un noi. Sono qui insieme a tanti altri con cui si è costruito una storia e un percorso. Diffidate dei navigatori solitari; e se conoscete uno che sa tutto e che ha la soluzione pronta per tutto, vi prego, salutatemelo personalmente e vi invito a cambiare strada quanto lo incontrate. Dobbiamo essere in grado di lasciarti raggiungere dai dubbi, di essere coscienti dei nostri limiti. I dubbi sono più sacri delle certezze”. Per don Luigi Ciotti è fondamentale guardarsi dentro e attorno; ma con la consapevolezza che è il “noi che vince”. “Solo unendo la forza degli onesti diventiamo una forza”. Per questo ognuno è chiamato ad assumersi la sua personale parte di responsabilità. “Vi prego, io ho paura dei personaggi solitari: quando si fanno i personaggi io sprofondo. Io sono cosciente dei miei limiti e delle mie fragilità, ma sento prepotente dentro di me che devo assumermi la mia parte di responsabilità, come cittadino e come credente. Il Padreterno non si è messo a fare tanti discorsi: ci ha invitati a metterci in gioco, a sporcarci le mani, a batterci per la libertà e la dignità delle persone”. E poi il richiamo forte al Vangelo e alla Costituzione: “E voi avete capito che ho due riferimenti. Il mio primo riferimento resta il Vangelo; il secondo riferimento è la Costituzione italiana. E vi devo anche dire che è il primo vero testo antimafia”: ma ancora non è “tradotta concretamente nei suoi articoli, che sono il frutto del sacrificio di tanti partigiani e di tanti uomini che sono morti per la libertà e per la giustizia, grazie al lavoro di quel gruppo di persone che si erano messi insieme per scrivere la Costituzione”; è nel suo testo che “troviamo le regole dell’essere cittadini; ma dobbiamo sempre di più far diventare cultura e costume la nostra Costituzione”.

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La verità è che la Costituzione non è mai stata applicata se in Italia criminalità, i molteplici volti della mafia e la corruzione, si stringono la mano; a causa di questi fenomeni l’Italia è diventato lo stato europeo dove l’ingiustizia sociale e le disuguaglianze in questi anni sono cresciute in modo esponenziale. Lo ha denunciato il fondatore di Libera, il quale ha ricordato che in Italia, alla luce dei dati Istat, vivono due milioni e tre mila giovani che non studiano più e non hanno un lavoro; un milione e 300 mila bambini vivono in povertà assoluta, così come ci sono 4 milioni e settecentomila persone che si trovano in povertà assoluta e quasi 9 milioni di cittadini in povertà relativa. La verità è che chi ha la responsabilità vuole nascondere queste realtà mettendo sotto accusa la Costituzione italiana che, secondo questo governo e secondo tutti i fautori del “si”, ha la responsabilità di tutto questo. L’altra drammatica verità è che la Costituzione non è stata mai applicata; allora si dà il ben servito e la si toglie dalle scatole perché è un peso per le politiche neoliberiste del capitalismo finanziario speculativo che ha creato una ristretta oligarchia sempre più ricca (basti leggersi i dati Oxfan) mentre le persone povere diventano crescono a vista d’occhio. Addirittura anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, rispondendo alle domande di studenti di alcune scuole secondarie di primo grado incontrate al Quirinale (28 novembre), ha dichiarato che il suo ruolo è quello di praticare “la persuasione”: si tratta di una  “attività di esortazione e di suggerimenti” che  “non si vede ma è la più importante del capo dello Stato”.  Udite, udite signori!, il ruolo del Presidente della Repubblica è quello di fare opera di “persuasione”. Non è più il garante della Costituzione, non è più chiamato a garantire gli italiani sulla applicazione dei principi e dei valori fondamentali sanciti nella Carta costituzionale. Evidentemente, dopo aver giurato sulla Costituzione, visto che è venuto meno il ruolo di uomo “super partes” e di garanzia, avendo lasciato intendere che voterà per il “Si” (così come ha fatto in modo palese il suo predecessore, l’emerito Giorgio Napolitano), si vergogna di citarla (forse per un complesso di colpa), e la sente già come un corpo estraneo! Potere della persuasione dei poteri forti che stanno spingendo tutti verso il “Si”. Persino l’Ocse è felice delle riforme e auspica la vittoria del Si. L’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico sarebbe ancora più soddisfatta se ci fosse un uomo solo al comando. Come sarebbe stabile il Paese! (vedi Turchia);  anzi il pensiero unico potrebbe risolvere ogni incertezza, ogni dubbio e tutto sarebbe in perfetto ordine. Le forze che hanno mirato a mettere in discussione i diritti dei cittadini per favorire gli interessi oligarchici e particolari, stanno facendo opera di persuasione con i tantissimi “persuasori occulti” che imperano nei media (come è stato profetico Vance Pakcard); ma soprattutto ad essere persuasi sono coloro che si ritengono di sinistra, i vecchi compagni (come amano definirsi) che si battono per la tutela dei lavoratori, dei diritti sindacali, civili e sociali, e per la difesa dei ceti più deboli. Secondo la loro logica lo fanno schierandosi con un gigante della finanza globale, Jp Morgan (istituto finanziario tra i protagonisti della crisi mondiale nel 2008 con i famigerati titoli spazzatura subprime) il quale ha prodotto un documento in cui chiede ai governi riforme strutturali improntate all’austerity, in quanto “i sistemi politici dei paesi europei del Sud e in particolare le loro costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano caratteristiche inadatte a favorire l’integrazione. C’è forte influenza delle idee socialiste”. Tra gli aspetti che creano disturbo ai loro affari, l’istituto finanziario indica la tutela garantita ai diritti dei lavoratori. E poi invita i governi nazionali d’Europa  “a liberarsi al più presto delle costituzioni antifasciste”. I nostalgici della sinistra, quelli che si richiamano al pensiero di Antonio Gramsci (pensate che l’Unità lo dissacra giorno dopo giorno) votano Si per essere a passo con i tempi perché, come aveva capito Pier Paolo Pasolini già nei primi anni Settanta (Scritti corsari e Lettere luterane), rivolgendosi a Gennariello nel suo trattatello pedagogico, osserva: “Vedi Gennariello, la maggioranza degli intellettuali laici e democratici italiani si danno grandi arie perché si sentono virilmente “dentro” la storia: accettano realisticamente il suo trasformare la realtà e gli uomini, del tutto convinti che questa “accettazione realistica” sia frutto della ragione” (uno come Renzi riesce persino a produrre questa grande scossa virile nei corpi morbidi e flessuosi dei nuovi chierici del Partito democratico!). Eppure è alla luce del sole l’atto eversivo e la deriva autoritaria: un governo non eletto democraticamente, con un parlamento ricattato in quanto illegittimo perché nominato con una legge che ha violato la Costituzione (il Porcellum), si prende il lusso di stravolgere la Costituzione a colpi di maggioranza. Il Capo dello Stato avrebbe dovuto sciogliere il Parlamento e dare voce al popolo. È chiaro che se dovesse passare il Si al referendum si completerebbe questo disegno e verrebbe realizzato quello che il linguista e filosofo Noam Chomsky definisce come “il principio della rana bollita”: facendo sopportare una temperatura sempre più alta fino a che la rana non è più in grado di poter saltare per salvarsi. E’ quello che è accaduto alla democrazia italiana prima con il governo Berlusconi e poi con il suo figliol prodigo Renzi sotto la regia di RE Giorgio: hanno messo a bagnomaria gli italiani, hanno riscaldato l’acqua a fuoco lento, reso bollente la temperatura, affinché  il popolo-rana non sia più in grado di reagire e saltare dal gran pentolone mass mediatico. “Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni, ci accorgiamo che subiamo una lenta deriva alla quale ci abituiamoUn sacco di cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate e – oggi – ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti la gran parte delle persone. In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di viveresi effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute (Noam Chomsky, Le 10 strategie della manipolazione attraverso i media).

Come sono bravi questi maestri guidati dalla buona scuola del gran maestro Renzi (detto il Magnificus!). Il disegno sembra ben congeniato con il gran condimento delle menzogne che sono state impastate e servite con cura sul quesito alla scheda del referendum (pensate che questo signorotto che sbandiera i risparmi ingaggia per la campagna del Si sul referendum, per la modica cifra di 2, 8 milioni di euro, un guru della comunicazione, Jim Messina, ritenuto artefice della vittoria di Barack Obama). Gli attori professionisti della commedia all’italiana formato “giglio magico”, recitano lo stesso copione compiacendosi della propria interpretazione. Se il nostro padre della lingua italiana, autore della Divina Commedia, il Sommo poeta Dante, è stato costretto all’esilio perché condannato a morte dai guelfi neri di Corso Donati, anche la Costituzione italiana è stata condannata a morte dai  nuovi guelfi neri che da Firenze sono sbarcati alla corte papale di Roma; così la democrazia sarà costretta all’esilio perpetuo, si spera che nel frattempo i tanti esiliati possano quantomeno creare una nuova Commedia all’italiana post rana bollita!. Nel DNA della storia italica è rimasto il virus del duce e del fascino seducente (o sedicente) dell’uomo solo al comando. La storia bussa alle nostre porte e chiede di essere ascoltata. Ma secondo il filosofo e scrittore inglese Aldous Leonard  Huxley, “il fatto che gli uomini non imparino molto dalla storia è la lezione più importante che la storia ci insegna”; soprattutto, aggiungiamo noi, per gli italiani. Ci auguriamo che il genio visionario di Huxley venga smentito il 4 dicembre.

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