Vibo Valentia, prima edizione del concorso letterario “Scriviamo Adhoc”

Domani, sabato 29,  (ore 10) premiazione degli studenti che hanno partecipato alla Prima edizione del concorso letterario “Scriviamo Adhoc” riservato agli studenti della Scuole Superiori della provincia di Vibo Valentia. Durante la manifestazione verrà presentata la Seconda edizione. A promuovere il concorso letterario (che prevede la pubblicazione dei racconti che sono stati selezionati) la casa editrice  “Adhoc Edizioni”

Domani, sabato 29, si svolgerà al Valentiunum (ore 10) la premiazione della prima edizione del concorso letterario “Scriviamo Adhoc” promosso da Adhoc Edizioni e riservato agli studenti delle Scuole superiori della provincia di Vibo Valentia. Sono dieci i finalisti da cui sono stati selezionati i tre racconti pubblicati in un libro che verrà donato ai premiati. Il concorso nasce dalla consapevolezza che la Scuola rappresenta il luogo privilegiato dove ispirazione e cultura si incontrano. Il concorso letterario, nella forma del racconto, ha dato la possibilità agli studenti di esprimersi in modo libero  e autentico, per dare voce alla creatività e alla ricchezza interiore di cui sono portatori i giovani,  costruendo un immaginario che possa identificare storie, memorie ed esperienze. Nel corso della manifestazione verrà presentata la seconda edizione del concorso.

L’iniziativa si è posta tra le altre diverse finalità, soprattutto quella di restituire alla parola e alla scrittura letteraria tra i giovani quel valore etimologico, estetico, emotivo, ecologico e maieutico, che ha permesso all’uomo di costruire una dimensione sociale, culturale e spirituale che lo ha elevato dalla barbarie e dall’oscurità. In questa impresa letteraria la casa editrice “Adhoc”  si avvale della collaborazione di un Comitato organizzatore, formato da Gaetano Luciano, Tonino Messina, Michele Petullà, Filipo Ramondino, Rosalba Rubino. La giuria, che ha valutato e selezionato i racconti, è formata da Giacinto Namia (direttore della rivista di cultura calabrese “Rogerius”), Francesco Tassone (direttore dei “Quaderni calabresi”), Santo Gioffrè (scrittore), Santino Salerno (critico e storico), Angela Galloro (giornalista), Luciano Meligrana (storico), Carmelina Pagano (docente), Maria Vittoria Morano (Giornalista Rai), Leonardo Staglianò (scrittore e giornalista).

Questa piccola casa editrice, punto di riferimento per gli autori locali, con una linea editoriale improntata alla qualità grafica e ai contenuti culturali, che resiste e lotta contro gli imperi editoriali che fagocitano sia la cultura che le identità locali, attraverso “Scriviamo adhoc” ha avuto il lungimirante progetto di aprire un dialogo sia con la Scuola del territorio provinciale che con la sensibilità letteraria delle nuove generazioni, per lanciare un messaggio positivo, in un contesto dove dominano incontrastati messaggi negativi, a causa di fenomeni di degrado sociale e culturale, è sempre più problematico per le nuove generazioni. In un tempo dove la scrittura scompare nella rete, anche i pensieri stanno perdendo la loro forma e si agitano in modo nevrotico e compulsivo pur di apparire nella superficie dei monitor. Vittima predestinata il sentimento estetico travolto nel grande flusso delle banalità  che abita “l’inferno dell’uguale (espressione coniata dal filosofo coreano Byung-Chul Han nel suo recente “Eros in agonia perché è venuta addirittura meno la capacità di vedere l’altro come altro. In particolare Han si interroga – in un altro testo, “Nello sciame. Visioni del digitale”  su ciò che accade quando una società – la nostra – rinuncia al racconto di sé per contare i “mi piace”, quando il privato si trasforma in un pubblico che cannibalizza l’intimità e la privacy. E su che cosa comporta abdicare al significato e al senso per un’informazione ovunque reperibile ma spesso non attendibile.). Riappropriarsi della scrittura come laboratorio in cui sperimentare il rapporto profondo e vitale con le radici della parola, con la sua pelle e sensibilità anche fisica, per le nuove generazioni è di estremo significato. Ridare al tessuto linguistico con cui formiamo le nostre idee per riflettere sulla realtà che informa il mondo e il contesto umano, sociale e storico, significa anche restituire una rinnovata funzione etica, estetica e politica e dare le chiavi per aprire le tante porte dove risiede la realtà vera, autentica, fatta di emozioni, di sensazioni, di memorie legate ai sensi, ai rapporti umani immeditati e non quelli anestetici e narcotici dei social media. Questa sarà la nuova sfida per resistere alle nuove sirene che si annidano nella realtà virtuale digitale per imporre in modo invisibile nuove forme di schiavitù che portano l’umanità a non riconoscersi più, a diventare narcotizzata, come quei pesci che vengono storditi e intrappolate tra le maglie della rete.

La prima edizione del concorso letterario “Scriviamo Adhoc” promosso dalla casa editrice “Adhoc Edizioni”  riservato agli studenti delle scuole superiori della provincia di Vibo Valentia, si è posto tra le altre diverse finalità, soprattutto quella di restituire alla parola e alla scrittura letteraria tra i giovani quel valore etimologico, estetico, emotivo, ecologico e maieutico, che ha permesso all’uomo di costruire una dimensione sociale, culturale e spirituale che lo ha elevato dalla barbarie e dall’oscurità. È di assoluta importanza ridare quel potere fondativo e creativo della parola nel suo valore etico-politico (sia nella sua manifestazione originaria e primitiva nell’oralità che in quella successiva della scrittura). La lezione dei Greci, in un particolare frangente storico come quello attuale, è sempre più che mai feconda. Basti solo pensare alla forza generativa di significati come mithos e logos, con una risonanza teologica e non solo sacra, nella tradizione latina e cristiana, di “verbo”. Riscoprire quindi questa inclinazione e vocazione significa ritornare ad una memoria profonda che permetterà alle nuove generazioni di costruire una visione (che è nello stesso tempo revisione, previsione e condivisione): per creare relazioni, corrispondenze e collegamenti in senso diacronico e sincronico, tra passato e presente, ma soprattutto creare un nuovo dialogo contro il processo di “anestetizzazione” dei rapporti umani, tra le diverse esperienze e le realtà antropologiche, sociali e culturali che attraversano il presente, affinché si possa “presentire” la voce del futuro e uscire dal buco nero in cui è stata risucchiata la parola sui social (dove il confine tra verità e menzogna non esiste più), negando difatti la vera e autentica forza comunicativa, come ascolto e auscultazione nelle sue più intime sfumature e pieghe: “Se urli tutti ti sentono, se bisbigli solo chi è vicino, ma se stai in silenzio, solo chi ti ama ti ascolta” ha affermato Gandhi.

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