Roma, appuntamenti oggi con la Giornata Fai d’Autunno

FAI marathon apre palazzi, negozi storici, teatri, chiostri, angoli delle città spesso poco conosciuti. Il tema della giornata “L’energia di Roma” coinvolge i quartieri di Testaccio e Ostiense.

La Centrale Montemartini, sulla via Ostiense, fa parte del sistema dei Musei in Comune. Ospita 400 statue romane, già esposte ai Musei Capitolini o recuperati dai ricchissimi depositi comunali, insieme a epigrafi e mosaici, inserite nell’ambientazione di archeologia industriale della preesistente centrale elettrica.

Gazometro

La prima officina del gas di Roma, detta Officina dei Cerchi, fu inaugurata nel 1845 e dal 1890 il gas cominciò ad essere utilizzato per uso domestico. Non più adeguate le originarie sedi del Circo Massimo e di via Flaminia, fu individuata per il nuovo stabilimento l’area dell’ansa del Tevere oltre la Piramide Cestia. La stessa area, all’inizio del XX secolo, fu destinata dal sindaco Nathan allo sviluppo del nuovo distretto produttivo-industriale della capitale del Regno d’Italia.

L’officina San Paolo iniziò la sua attività nel 1910 con 3 piccoli gasometri, strutture inventate dall’ingegnere scozzese Richard Murdoch che producono gas attraverso la distillazione del carbone fossile, poi depurato. La struttura più grande, costruita dalla Klonne Dortmund e dall’Ansaldo di Genova, entrò in funzione nei primi mesi del 1937. Gradualmente attorno ai gazometri si sviluppò una vera e propria città nella città e l’Officina di San Paolo divenne il più grande impianto di carbonizzazione in Europa. L’Officina, di proprietà Italgas, è stata dismessa a partire dal 1960 con la diffusione dell’utilizzo del metano, gas naturale e più sicuro. Attualmente è ancora snodo di smistamento del gas in tutta la città di Roma. Il gasometro ormai è un punto di riferimento irrinunciabile nello skyline del quartiere Ostiense.

Emporium

E’ il complesso archeologico che rappresenta quanto rimane del secondo porto fluviale di cui Roma si era dotata nell’Antichità, quando l’antico Portus Tiberinus, che sorgeva nell’ansa del Tevere, sulla riva sinistra del fiume, vicino al Foro Boario, non era più sufficiente alle esigenze della città.  Nel 193 a.C., i Consoli Marco Emilio Lepido e Lucio Emilio Paolo dettero inizio alla costruzione di un nuovo porto, utilizzato fino alla caduta dell’Impero d’Occidente, con ampliamenti e rimaneggiamenti. Qui sbarcavano merci e derrate per rifornire i negozi, le case e le tavole di Roma. Il più diffuso era il commercio dell’olio, contenuto nelle anfore i cui frammenti hanno formato, tra il 140 d.C. e la seconda metà del III secolo d.C., il Monte Dei Cocci, dal nome antico di Mons Testaceum, che ha dato nome al quartiere. Anche l’attuale via Marmorata ha preso il nome dai marmi che qui transitavano per essere poi utilizzati nella decorazione dei palazzi, dei Fori e dei templi.

Strettamente collegata al porto fluviale, per ubicazione e impiego, la pianura di Testaccio, sulla riva sinistra del fiume Tevere, ha riconfermato nei secoli la sua vocazione economico-commerciale testimoniata dalle presenze di edifici di varie epoche, principalmente Horrea, magazzini di derrate alimentari.

Nel 2005 gli scavi per il nuovo mercato rionale di Testaccio hanno messo in luce una stratigrafia ininterrotta dall’età primo imperiale all’età moderna, con un sistema di ambienti coperti e di cortili scoperti la cui peculiarità sta nel materiale da costruzione impiegato: anfore svuotate e reimpiegate, impilate le une sulle altre. Inoltre, le tracce sporadiche di attività agricola delle epoche successive, dall’età medievale fino a quella contemporanea, testimoniano il carattere rurale del Testaccio fino a quando non divenne un quartiere di Roma Capitale.

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