Situazione pesante per i prezzi dei prodotti ortofrutticoli

Per ogni euro in meno del carrello della spesa ortofrutticola, i produttori di arance ad esempio ne hanno persi oltre quattro, quelli di ortaggi almeno tre. E’ la denuncia che parte dalla Cia Basilicata che aggiunge: le 312 aziende lucane che hanno cessato l’attività nel primo trimestre dell’anno (di cui 151 in provincia di Matera) testimonia, nonostante le 205 nuove iscrizioni (72 nel Materano) che sono in aumento gli agricoltori in sofferenza che non riescono a coprire nemmeno i costi di produzione. È urgente colmare il divario di prezzo esistente nella filiera tra la fase agricola e la fase al consumo.

I dati sul calo dei prezzi al consumo dei prodotti alimentari che, in un anno, hanno ceduto lo 0,3%, con i prodotti “freschi” a guidare le decrescita, si devono moltiplicare se si guarda a monte della filiera. Nello stesso intervallo temporale, cioè a marzo, il processo di deflazione dei vegetali freschi (-10,6%) certificato dall’Istat, aumenta notevolmente se si guarda alla fase agricola. Così l’Ufficio Studi della Cia-Agricoltori italiani sulla situazione dei prezzi agricoli.

Qualche esempio di quotazione all’ingrosso del Metapontino, di Matera e dei vicini centri di Taranto, Foggia, Salerno dei prodotti ortofrutticoli: la lattuga ha una quotazione di 0,40/kg con un calo di prezzo in pochi giorni dell’11,1%; più accentuato il calo di prezzo per i finocchi (-14,3%) con quotazioni di 0,30/kg; i carciofi sono quotati 0,17/capitolino (-2,9%); le zucchine a 0,60/kg (stazionario); le arance che arrivano sui banchi dei fruttivendoli o dei supermercati lucani (che provengono dalla Sicilia) sono quotate sempre ai mercati generali da 0,13/kg (tarocco) a 0,16/kg (sanguinello).

Per le fragole – secondo le rilevazioni Ismea – la settimana appena conclusa è stata caratterizzata da una netta contrazione del listino. Il perdurare di temperature ben al di sopra della media del periodo ha accelerato il processo di maturazione dei frutti con conseguente aumento dei quantitativi raccolti. La domanda sebbene interessata all’acquisto non è riuscita ad assorbire la totalità dell’offerta anche per la presenza sui mercati di merce di provenienza spagnola esitata a prezzi fortemente concorrenziali. In tale contesto le contrattazioni concluse si sono svolte sulla base di quotazioni cedenti.

La flessione al consumo del 10,6% infatti -spiega la Cia- si deve moltiplicare per tre se si considerano i prezzi all’origine dei pomodori; per cinque nel caso delle zucchine e per più di sei nelle melanzane. Per ogni euro in meno del carrello della spesa ortofrutticola, i produttori di arance ne hanno persi oltre quattro, senza trascurare gli altri cali della frutta (in primis fragole e kiwi) e dei prezzi del latte, mai così bassi negli ultimi anni.

“Il quadro che emerge -commenta il presidente nazionale della Cia, Dino Scanavino- certifica la sofferenza delle imprese agricole che, con i prezzi di vendita dei loro prodotti, sempre più raramente riescono a coprire le spese di produzione. È urgente che il divario di prezzo nei vari passaggi della filiera venga colmato”.

Un obiettivo, osserva Scanavino, “che passa necessariamente attraverso il riconoscimento del ruolo centrale dell’agricoltura all’interno delle dinamiche settoriali e di filiera. Nella convinzione che quanto prima ciò si realizzerà, tanto prima l’intero sistema agroalimentare Made in Italy ne trarrà beneficio in termini di crescita competitiva e di maggior protagonismo nel mondo”.

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