L’emozione di perdersi

images.jpeg234

L’emozione di perdersi

 

 

Di Vincenzo Calafiore

27 marzo2016-Trieste

Portare alla luce immagini e ricordi dal profondo è come scrivere la sceneggiatura di una commedia in cui si ravvivano attori e attrici fermi nella stessa scena, nelle stesse espressioni, nelle gestualità, marionette che escono dalle loro solitudini, bianche crinite figure di un palcoscenico ammuffito.

Mentre vedo sfilare lo spettacolo di una smorzata sconosciuta vita, ho l’impressione che  quelle figure senza volto, immobili nella controluce di un tramonto dorato sui pontili in attesa di partire vogliano indicarmi una giusta direzione.

Quale direzione?

L’incontro con Olimpia avvenuto in primavere scorse, aprirono affascinanti e impensabili scenari fino a quando c’era – mare –  poi  una tinta d’occaso su noi.

Con mie certezze che fecero trapelare spiragli di luce incantati sfondi di una precaria esistenza correlata dalla magia di pensieri e sentimenti con la sperata esistenza celata nella speranza di un ritorno che spandendo in mezze tinte immagini rapide viene nel trascolorarsi, che contaminandosi a vicenda ricompongono visioni di incastri perfetti, rigati di brividi e inusitate rotte sicure per definitivo attracco.

Forse presta troppo di se Olimpia a ciò che la circonda come un personaggio narratore che fa rivivere con l’immaginazione la consonanza allarmata con le cose di cuore, con l’apprensione per le difficoltà degli eventi e la macerazione del rapporto tra il suo sentire e il suo donare.

Permettendo al suo io di raccontare una storia sfumata in tinte più dimidiata, sulle scene, negli slanci d’una malinconica effervescente, sconosciuta vitalità sentimentale.

Questa nostra storia pregna di diffuse pieghe in cui per altro si contrappongono  geometriche manifestazioni sentimentali nella solitudine non si placa ma bensì coinvolge una vasta  dettagli azione di impulsi narrativi espressi con un – ti amo -.

Un affascinante viaggio dunque attraverso visioni e sentito che riesce a sorprendere a sorprenderci  tra le tracce di un passato così vivo ed eloquente, presente emblematico carico di sfrenata passionalità.

Sentimenti mai databili che proiettano una sensibilità sublime fuori dal tempo e dalla storia.

Una storia raccontata da Olimpia con pennellate liquide, gesti decisi e solenni con energia meditata, spirituale eppure tormentata, sofferta tra i verdi e i viola, i bianchi che s’incrociano con il nero pessimismo nelle celate lontananze.

Ho cercato in lei le congiunzioni, assonanze, corrispondenze  sempre in una costante sfida col tempo con il desiderio di poterla ancora amare tra onde di colori e risonanti emozioni, quasi fosse memoria di tanti si perduti.

 

 

 

 

 

Condividi su:Share on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn0Email this to someone