Roma, Portico d’Ottavia al via l’ultima fase dei lavori di restauro

Restauro, consolidamento e sistemazione dell’area archeologica: questi i lavori previsti dall’ultima fase del progetto della Sovrintendenza Capitolina per riqualificare l’area del Portico d’Ottavia.
I lavori di ripristino del Portico sono stati lunghi, complessi e ripartiti in varie fasi: dopo un primo step di analisi e verifica della stabilità del monumento, si è proceduto ad un primo intervento di montaggio di un ponteggio sulla facciata interna del Portico, a ridosso della chiesa, necessario a garantire la pubblica incolumità dal rischio di distacco di frammenti del timpano, e a protezione del monumento.

Con un secondo intervento si è poi provveduto al montaggio dei ponteggi sulle altre facciate per passare, successivamente, agli interventi di pre-consolidamento più urgenti.

La terza fase che si sta avviando in questi giorni prevede il restauro delle superfici e dei materiali degradati; si portano a completamento, inoltre, le indagini riguardanti le attuali condizioni di degrado. Il progetto prevede anche la riconfigurazione del podio nel suo aspetto originale con un intervento di copertura, con materiale leggero ed appositamente conformato, i vuoti lasciati dallo scavo delle tombe medievali pertinenti al cimitero della chiesa di S. Angelo in Pescheria.

I lavori saranno realizzati dall’impresa R.T.I.I.C.E.M. srl (capogruppo) con la ditta Carlo Usai vincitrice della gara d’appalto e avranno una durata di 365 giorni per una spesa di € 456.242,15 iva inclusa.

Notizie storiche – Il complesso del portico d’Ottavia prospiciente sul Circo Flaminio (area che corrisponde all’antico ghetto) fu ricostruito da Augusto tra il 27 ed il 23 a.C., al posto del più antico portico di Metello, e dedicato alla sorella Ottavia.  Successivamente fu restaurato e parzialmente  ricostruito nel 191  da Settimio Severo (203).
A questo periodo appartengono per la maggior parte i resti attualmente visibili. Era un quadriportico di m. 119 x 132, a una navata sulla fronte, a due sui fianchi, che includeva i templi di Giunone Regina e Giove Statore, due biblioteche, greca e latina, e un grande ambiente per pubbliche riunioni, la Curia Octaviae. Il suo interno si configurava come una sorta di museo all’aperto poiché ospitava una grande quantità di opere d’arte tra cui spiccava la turma Alexandri, il complesso statuario di bronzo che raffigurava Alessandro Magno e i suoi cavalieri, opera di Lisippo.

Oggi rimane l’angolo sudorientale ed il grande propileo di accesso, il vestibolo,  posto sul lato corto meridionale verso il Circo Flaminio.  Si tratta di un  ingresso monumentale con prospetto su quattro colonne di ordine corinzio tra pilastri. L’architrave riporta l’epigrafe dedicatoria del 203, il frontone è senza decorazioni. L’angolo orientale del propileo appare scalpellato: costituiva, infatti, a partire dal 1555, uno degli angoli esterni dello spazio del Claustro degli ebrei. I muri laterali erano in laterizio, rivestiti in marmo, provvisti di aperture in corrispondenza delle ali del portico. Queste ultime  erano costituite da un colonnato e  chiuse verso l’interno da una parete in laterizio.
In età tardoantica e medievale gli spazi porticati del monumento vengono utilizzati per la vendita del pesce, caratterizzando questa zona come la Pescheria, il principale mercato cittadino per la vendita del pesce che rimarrà attivo fino alla fine dell’800.

Nell’ultimo quarto dell’VIII secolo  sulle strutture del portico e dei monumenti adiacenti si ricavano gli ambienti della diaconia di S. Angelo in Pescheria che inglobano una delle colonne posteriori e  parte del timpano, ancora visibile all’interno della chiesa. A partire dalla fine dell’VIII e fino al XII- XIII secolo il settore prospiciente la chiesa risulta occupato da un’area cimiteriale con decine di sepolture a diversi livelli. Successivamente, in seguito anche a importanti rifacimenti della chiesa della fine del  ‘200, le due colonne frontali orientali della facciata del propileo, probabilmente gravemente lesionate, furono asportate e sostituite  con un grande arco in mattoni, affrescato e tutt’ora visibile,  che introduceva all’ingresso della chiesa (a cura della Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali).

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