Le foibe ( parte seconda)

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Le Foibe parte seconda

Di Vincenzo Calafiore
18 febbraio-2016-Udine

“ Vincitori e vinti, entrambi carnefici .
Non si tratta di rancore, né tanto meno di una ricostruzione storica dei tragici avvenimenti che si sono susseguiti, queste pagine vogliono essere solo che un ricordare le tante vittime di una barbarie da tenere sempre presente, anche se non è servito e non servirà a nulla.
Porlo nella individuale coscienza affinchè non si acceda mai alla violenza di qualsiasi natura essa sia; ricordare quei morti nella stessa giornata della “ Memoria” perché non sono morti diversi, né di seconda categoria, così quando s’incontra uno di quei cimiteri di soldati alleati, fermatevi solo per dir loro, a quei morti: Grazie! Della libertà e della democrazia se così si può intendere l’attuale situazione Europea, schiavi tutti del Dio denaro, del troppo tanto e del troppo poco. “

L’Armistizio dell’8 settembre 1943 causò u vuoto di potere nella Venezia Giulia, ovunque, in ogni centro abitato le insurrezioni determinarono la formazione di comitati di governo locale. Il potere popolare venne stroncato all’inizio di ottobre dall’occupazione nazista e la costituzione della
Operationszone Adriatisches Kustenland, aggregata al III Reich.

Durante questo periodo di trapasso di potere furono commesse dagli slavi, numerose uccisioni di massa di italiani: “ Le foibe istriane”. Le tante salme esumate dalle foibe appartenevano a vittime di rappresaglie dei partigiani che amavano infoibare i propri nemici è noto il documento di Luigi Frausin segretario del PCd’I di Trieste con il quale disponeva di non rinunciare alla tattica delle foibe; questa tattica terroristica di eliminare i nemici per la guerriglia era conforme a quella usata dalla Resistenza e agevolata dal territorio carsico, per la possibilità di rapidamente occultare i cadaveri nelle foibe, inaccessibili e sconosciuti.

Gran parte degli esumati dalle foibe della Venezia Giulia non sono stati identificati, né si hanno informazioni essenziali, né le circostanze o l’identità degli esecutori. Le salme riconosciute mediante analisi dei documenti, si può attribuire a esecuzioni sommarie compiute dai partigiani.
Nella zona di Trieste l’infoibamento avvenne durante il conflitto, si trattava di persone morte a causa di sevizie e torture, fucilate per sospetto o per vendette personali.
Ancora oggi non è possibile un elenco completo delle foibe, si consideri che in Slovenia sono stati censiti per mezzo di esplorazioni speleologiche, circa un centinaio di abissi carsici contenenti resti umani.

La vera tragedia è che quasi nessun criminale di guerra italiano venne giudicato dai tribunali internazionali, molti furono “ riciclati” negli apparati di Stato della nascente Repubblica Italiana sino al 1948.
Tra i casi eclatanti si può ricordare quello di Taddeo Orlando artefice del grande rastrellamento di Ljubljana che provocò migliaia di vittime, egli era iscritto al nr 149 della lista dei criminali di guerra delle Nazioni Unite.

Lo Stato Italiano favorì l’impunità dei criminali di guerra anche proteggendone la clandestinità. E’ il caso del generale Mario Roatta responsabile dei massacri avvenuti in Slovenia e Dalmazia, arrestato a Roma nel 1944, fu poi fatto fuggire in Spagna dove visse agiatamente per un ventennio.
La tensione tra le popolazioni continuò a crescere per tutto il 1946 ae anche dopo la firma del Trattato di Pace di Parigi. Vi furono vendette e uccisioni sommarie, nelle quali alle questioni ideologiche e nazionalistiche si sovrapposero vecchi e nuovi rancori personali e familiari, nelle generali condizioni di miseria e nella lotta per la sopravvivenza generate dalla guerra.
Altre cause geo-politiche contribuirono a oscurare la questione dell’esodo giuliano-dalmata. In particolare la rottura tra i regimi comunisti di Jugoslavia e Unione Sovietica, e di conseguenza tra il PCI e il PCJ, nonché il contestuale consolidarsi dei rapporti tra Jugoslavia e Stati Uniti d’America.

Giorno della memoria 27 gennaio
Giorno del Ricordo ( Vittime delle foibe) 10 Febbraio

“ La Foiba di Basovizza” unica in zona accessibile,ha assunto un grande valore per non dimenticare. Nel 1948 la Jugoslavia non contò più sul suo alleato sovietico e smise di richiedere le estradizioni. I criminali non vennero mai consegnati né processati. Dalla morte di Tito in poi, le foibe vennero riproposte come monito.
In Italia come sempre accade, specializzati parolieri in una situazione che rimase statica fino all’inizio degli anni ’90 c’era una destra che continuava ad usare la questione delle foibe in senso anticomunista, antijugoslavo ed irredentista.
E c’era una sinistra che preferiva ignorare il problema. Ma c’era una voce fuori campo il professore Giovanni Miccoli dell’Università di trieste che nel 1976, all’epoca dei processi per i crimini della Risiera di San Sabba ( Campo di Concentramento e di Sterminio nazista a Trieste), difronte alla richiesta di settori della destra estrema di procedere anche contro gli “ infoibatori”, si rifiutò definendola aberrante l’accostamento tra foibe e Risiera. In quanto i crimini della Risiera furono il prodotto di una violenza di stato, organizzata e pianificata al tavolino. Mentre ciò non si poteva dire per le vittime delle foibe.
Tra il 1946 ed il 1949 si tennero processi contro membri della Resistenza accusati di essersi fatta giustizia da sé, spesso condannati a pene molto severe.

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