La danza delle libellule

20160129230211_DS3_8039_WEB_Versione_1200x20160129225959_DS3_8131_WEB_Versione_1200x20160129230128_DS3_7977_WEB_Versione_1200x

 

 

 

 

La danza delle libellule

di Vincenzo Calafiore
8 febbraio 2016- Udine
Quella sera, la sera del tre febbraio andando a Grado, io e Carlo Vitale per la rappresentazione dell’operetta “ La danza, delle libellule “ ricordammo i vecchi tempi, quando fondammo la nostra Compagnia teatrale amatoriale con quel senso di libertà, di fare qualcosa divertendoci per i meno fortunati.
Così è stato e a quei tempi ne abbiamo fatta di strada, il nostro teatro era uno scantinato di una chiesa o i prati attorno al luogo ove aveva sede la Compagnia.
Quei volti, quei nomi che la componevano li ricordo tutti come pure Beppe Battiston che ora dopo il successo non si ricorda più di noi, come dimenticarli?
Carlo Vitale. Non è un amico, è solo mio fratello, è memoria, è vita, è quel mio dolce tempo che pur andato via è sempre qui come luce negli occhi.
Mi pare ora d’essere in quell’aria di “ Signorinella” un successo di Massimo Ranieri, canzone che lascia un rimpianto; forse sarà la consapevolezza dei miei ultimi kilometri, i 30 se riuscirò a percorrerli, che mi sono rimasti, gli altri 70 li ho fatti in verità in salita con gran fatica, è stato come rimanere ai margini di una felicità a volte raggiunta e perduta all’istante, una sbornia di felicità che mi permise di percorrerli, meravigliosamente belli e fugaci, senza fretta.
Grado si è presentata ai nostri occhi in una veste di seta monocromatica, grigia, con il suo mare spento di luce e strade nel vento, nella pioggia.
Poche persone frettolose al porticciolo col bavero tirato su oltre il collo ove barche stanche di mare riposavano sonnecchiando tranquille; sembravano dei gabbiani gonfi di freddo sulla spiaggia, in attesa di vedere il sole.
Alle 17 io e Carlo Vitale varchiamo l’ingresso dell’ Auditorium Biagio Marin ove a breve la Compagnia Italiana di Operette, porterà in scena “ La danza delle libellule”.
A vederlo il “ Teatro “ si è presenta bene, sul palco c’era già il corpo di ballo che si scaldava con esercizi che solo a guardare mi dolevano muscoli e articolazioni, ho visto fare delle spaccate senza alcuna espressione di dolore con naturalezza! Le prove vanno avanti,
lo spettacolo è stato provato in tutte le sue parti, le luci, l’audio, il canto, i movimenti, nulla è stato trascurato.
Tutto viene eseguito con serenità e professionalità e c’era tanta allegria in quei volti…. Che li a poco avrebbero donato alla platea.
La sala comincia pian piano a riempirsi, sono la maggior parte gruppetti di donne sole, non c’erano bambini …. Peccato, sposi e uomini soli; un pubblico molto maturo e alla persona seduta al mio fianco che già sbadigliava senza freno, senza ritegno prima che tutto iniziasse non smettendo nonostante il mio sguardo cattivo le chiesi se necessitava di un cuscino…
Finalmente si abbassano le luci, il sipario è ancora chiuso e cala, si smorza definitivamente il brusio fatto di ricette e di nuove notizie….. il telegiornale dei quartieri gradesi, parte la musica e si apre il sipario!

Ha inizio “ La danza delle Libellule” operetta con musiche di Franz Lehàr e libretto di Carlo Lombardo, genere divertente, la Compagnia Italiana di Operette è già sul palco!
La storia è nota, inutile accennarla, e quindi non mi soffermo e desidero invece raccontarvi della mia ansia, della speranza che tutto vada bene dell ’impegno maniacale di quei ragazzi e ragazze prima e durante le prove quando all’in piedi guardavo i colori dei vestiti, sperando che non ci fosse nessun capo viola!, e durante la recita, tutto alla perfezione come “ questa Signora, la Compagnia Italiana di Operette “ sa fare.
Bravissimi, Massimiliano Costantino Simone Pavesio e Geninatti Chiolero Irene, a sentirli è come ascoltare quel mare dentro che muovendosi rilascia giovani emozioni a un interno incupito.
Tanti gli applausi.
Così nello scorrere del tempo si ripete la magia, l’entusiasmo trapelato da quei volti di personaggi interpretati così bene.
Rileggo ciò che ho scritto non so se sto facendo un reportage di un viaggio nell’immenso, ma non è neanche una recensione, io le odio perché rassomigliano più a una scheda tecnica di una lavatrice o di un frigo, ma non so neanche se questo mio raccontare potrà sembrare eccessivo per uno spettacolo, so che le mie parole narrano di quell’immenso che sta dentro noi, forse è solamente una pagina di un libro che si potrebbe scrivere per questi ragazzi e ragazze, per raccontare quello che non dicono, il loro nascosto pregno di solitudine e di lontananza, di ricerca di affetto e che vivono di pochi secondi, giusto il tempo di un applauso!
C’era quella sera una strana miscela di magia e allegria nell’aria, la platea attenta si anima e prende più vita man mano che scorrono le scene, le gag!
Bravissimi Vitale Victor Carlo nella parte di Blum, Silvia Santoro Tutù, Pinto Claudio Piper, Chiaffoni Cristina Carlotta, Pascale Gianvito Gratin, Rosellini Mattia Pommery, Vivaldi Nicola l’invitato.

E’ stata la serata perfetta, come tutta la recita!
Scorre dai lati il drappo rosso è il sipario che si chiude ed è come una mano invisibile che spegne la luce, svanisce piano la magia, negli occhi ancora ci sono le belle immagini di quell’immaginario fantastico che è l’operetta! La platea rimane ancora seduta e applaude costringe il sipario a fare marcia indietro e loro quei ragazzi e ragazze, stanchi e felici allo stesso tempo si inchinano e ringraziano.
E’ un grazie che fa dimenticare loro, le difficoltà di un retropalco ristretto, che ha creato continuamente, l’importante è stato che tutto è andato liscio, anche dietro le quinte con tutti i suoi problemi.
La sala si è svuotata di gente e dietro le quinte il solito trambusto che comporta lo smontare le scene, riporre gli abiti di scena, nonostante la stanchezza scappa qualche sorriso, ci sarà il desiderio di un caffè o di sorseggiare un te o un cappuccino ben caldo, ma non c’è tempo col trasferimento che attende, forse il pensiero corre a casa o agli amici che hanno lasciato in un altrove diverso!
Tornando verso Udine noi due, io e Carlo abbiamo parlato poco, c’era silenzio in auto,e fumandoci una sigaretta forse entrambi pensavamo le stesse cose e a quella libertà che è propria degli attori e delle attrici capaci, i tanti “ Caronte” che per due ore traslano tutti dall’inferno della quotidianità in paradiso!
Lasciamo Grado negli occhi socchiusi delle stelle, a guardarla sembrava una sposa che si addormenta dopo l’amore! Chissà cosa racconterà in piena luce il telegiornale delle massaie gradesi…….nelle pescherie, nei market, nei bar!
Grazie!

Regia: Franco Barbero
Direttore Musicale: Maurizio Bogliolo
Coreografie: Monica Emmi
Direzione artistica: Claudio Corucci
Costumista: Eugenio Girardi
Direttore di scena: Pasquale Di Iorio
Macchinista: Eros Ricci
Fonico: Massimo Di Bacco
Sarta: Teresa Ewa Bieleka
Durata dello spettacolo: Atto I° 50’ – Atto II 60’

9 su 10 da parte di 34 recensori La danza delle libellule La danza delle libellule ultima modifica: 2016-02-08T07:09:33+00:00 da Vincenzo Calafiore
Condividi su:Share on Facebook0Share on Google+0Tweet about this on TwitterShare on LinkedIn1Email this to someone

Lascia un commento